Margherita Calosso, Marta Angelotti, Daniela Marchetti
Quando ci sono Paesi interi che sfamano popolazioni lontane e “civiltà” che consumano oltre il necessario, l’equilibrio è difficile da trovare.
Siamo fatti di ciò di cui ci nutriamo, sia questo “mangiato”, vissuto, provato. Ed è bello pensare che la ragione per la quale da una medesima ricetta possano sortir due torte diverse, stia nella possibilità (o capacità) di aggiungere tutti quegli ingredienti che contribuiscono a “dare vita” e che non necessariamente si possono acquistare in un negozio.
La torta non servirà solo a darci carburante, ma a nutrirci.
La maggior parte di noi lettori, ha quotidianamente la possibilità di scegliere cosa e come mangiare. A casa o fuori casa. Forse, non tutti possono trovare il tempo (ingrediente spesso trascurato) per procurarsi e prepararsi i pasti al meglio delle proprie aspettative di gusto e golosità (per altro un lusso forse trascurabile almeno in parte della settimana), ma sicuramente si ha la possibilità di orientare le proprie scelte e i propri acquisti in direzione di una maggior salubrità e un minor impatto ambientale e sociale.
A casa come fuori, possiamo mettere sui piatti della bilancia il cibo mangiato e quello buttato, gli imballaggi usati per conservarlo e trasportarlo (si veda per esempio la voce “negozi sfusi” su internet), i valori nutrizionali e gli additivi “superflui”, compresa la relazione tra il suo costo/prezzo e il valore.
Conoscere per comprendere
Ristoranti, gastronomie, negozi che si impegnano nella ricerca di prodotti di miglior “qualità”, gruppi di acquisto solidale (GAS – www.retegas.org) che nella dimensione più familiare si sostengono per promuovere un’economia che metta al centro le persone e le relazioni. Studiosi, artigiani, coltivatori che con il nostro supporto possono far fruttare i loro saperi, le loro arti .
Quando procurarsi il cibo non è più un’azione autonoma, bensì necessita del lavoro altrui, quello che potremmo fare è sostenere, comprendere, valorizzare queste arti, in cambio di un cibo più ricco, di un’alimentazione più completa.
La propria coerenza, ogni singolo, la valuterà secondo la propria situazione personale (stile di vita, priorità, esigenze di salute o familiari…), ma condividere alcune riflessioni e cercare insieme delle vie da percorrere può alleggerire il carico lungo il cammino.
Conoscere ci permette di comprendere, di apprezzare. Conoscere una persona, o un’anima, ci permette di dare e ricevere. “Oggettivare”, generalmente, ci permette solo di usare .
Il cibo, da componente relazionale a oggetto
Il cibo è stato per tutta la storia dell’umanità un elemento primario di connessione con gli altri viventi, con l’acqua, con il suolo. E tale è ancora per la metà degli abitanti del Pianeta, che coltivano la terra per sfamare sé e altri. Ma per l’altra metà – per le persone che con ritmo crescente si sono concentrate a vivere nelle città – il cibo ha via via perso le sue caratteristiche relazionali ed è diventato progressivamente un “oggetto”, un’impersonale fonte di energia.
La busta di plastica che contiene foglie di insalata, o un cosciotto di pollo, o un filetto di sogliola, non trasmette più nulla su questi viventi, sui luoghi in cui hanno vissuto, sulle persone che di loro si sono occupati.
Questa perdita di vicinanza – e di possibile relazione affettiva – si accompagna a una straordinaria moltiplicazione dei passaggi che si interpongono tra noi e le altre creature che ci consentono di vivere. Anche il linguaggio – impersonale e nominale – sottolinea la lontananza, la perdita di contatto: si parla di produzione e di consumo.
Nell’arco di un secolo, il 900, l’alimentazione umana è stata presa in carico dal paradigma produzionista (Lang & Heasman, 2004). La rivoluzione agricola e chimica, la trasformazione dei trasporti e l’industrializzazione dei processi di trasformazione e conservazione hanno contribuito a trasformare la produzione di cibo, locale e su piccola scala, in una produzione concentrata e in una distribuzione di massa su scala planetaria.
Nonostante le promesse che hanno accompagnato il paradigma produzionista, molti problemi non sono stati risolti, e nuovi problemi sono emersi. Lo straordinario aumento nella produzione alimentare non ha impedito che aumentasse il numero di persone che soffrono la fame. Oggi si produce più cibo pro-capite al mondo di quanto sia mai stato prodotto in passato eppure una persona su sette non si nutre a sufficienza. Inoltre, accanto al miliardo di persone che soffrono di inedia , un miliardo soffre di malattie connesse al sovrappeso, quali diabete e disturbi cardio-circolatori. E ogni tappa della complessa filiera che attualmente sta alla base della produzione e distribuzione industriale di cibo è accompagnata da aspetti problematici: la dipendenza dai combustibili fossili (per la produzione di fertilizzanti e pesticidi, per i macchinari, per i trasporti), l’uso di additivi chimici potenzialmente tossici, le condizioni di stabulazione degli animali, gli inquinamenti presenti in coltivazioni e allevamenti intensivi, i trattamenti iniqui dei lavoratori, il consumo di acqua… sono solo alcuni degli elementi di insostenibilità che rendono necessari e urgenti cambiamenti di strategie politiche, di organizzazioni, di mentalità.
Che ruolo per l’educazione?
In buona misura l’educazione affronta il tema dell’alimentazione in modo frammentario:
- trattando la struttura e le funzioni del corpo umano si introducono concetti legati alle sostanze nutritizie, ponendo l’attenzione sulla relazione cibo e salute umana attraverso le campagne di educazione alimentare. La chiarezza di queste nozioni viene però costantemente confusa dal continuo flusso di messaggi contradditori a cui gli studenti di ogni età sono sottoposti: la presenza di alcuni distributori di snack preconfezionati a scuola e i messaggi pubblicitari che raccontano mezze verità (se non vere e proprie bugie) veicolando immaginari salutari sui prodotti che pubblicizzano, sono un esempio di incoerenza tra ciò che si “studia” e ciò che si “vive”.
- trattando il tema delle relazioni alimentari tra i viventi i testi, nella maggioranza dei casi, ci presentano immagini di catene e piramidi alimentari in cui l’essere umano è raramente rappresentato come parte integrante delle dinamiche degli ecosistemi. Introdurre l’essere umano nella rappresentazione della catena alimentare – ad esempio – non solo aiuterebbe a porre attenzione sul concetto di interdipendenza con i sistemi naturali, ma porterebbe ad interrogarsi su quali siano i passaggi peculiari che caratterizzano la catena alimentare dell’essere umano.
Questa strategia permetterebbe di mettere quindi a fuoco i flussi di materia ed energia sussidiari che sostengono l’attuale modello di produzione alimentare.
A seguito di questo sarebbe allora possibile iniziare a evidenziare le diverse implicazioni ambientali di una dieta vegetariana e di una a base di carne.
Nei testi scolastici di biologia moderna si citano ricerche di avanguardia, relative alla produzione di piante (e oramai anche animali) geneticamente modificate, alle applicazioni biotecnologiche nella catena produttiva del cibo, alla nutrigenomica, che mira a personalizzare le scelte alimentari per maggior tutela della salute umana. L’enfasi è portata sul ruolo delle scienze della vita per il miglioramento del benessere individuale, senza esplicitare però cosa questo implichi a livello globale in termini di flussi di energia e materia coinvolti.
La prospettiva ecologica
Un’alternativa alle proposte sopra accennate è la prospettiva “ecologica” sul cibo e sull’alimentazione.
Gli autori la propongono sottolineando che l’idea di base è quella di riconoscere le mutue dipendenze, le relazioni simbiotiche e forme più sottili di manipolazione. Questa prospettiva elabora una visione più olistica sulla salute e sulla società rispetto alla visione “biologica” sopra accennata, e il suo scopo è di salvaguardare la diversità ecologica. Rispetto a questa prospettiva, ci piacerebbe che parlando di cibo a scuola si potesse ricomporre – almeno in una certa misura – il legame spezzato non solo sul piano cognitivo, ma anche sul piano delle relazioni e dei valori.
Il tema dell’ alimentazione ci permette di aiutare i giovani a prendere coscienza che ciò di cui ci nutriamo ci è dato da altri viventi (per questo va rispettato e consumato con parsimonia e consapevolezza), che ciò che introduciamo nel nostro corpo diviene parte di noi (va quindi scelto con cura, perché da esso dipende la nostra salute), che il cibo è anche un atto sociale che accomuna le persone in una dimensione di convivialità, che i contadini sono elementi preziosi e insostituibili della società e le loro conoscenze vanno tutelate e rispettate.
La coerenza nell’azione può essere sostenuta dalla consapevolezza delle reti di interdipendenze e del loro valore.
Bibliografia
Lang, Barling, Caraher, Food Policy: Integrating Health, Environment and Society. Oxford University Press, 2009.
Millstone – Lang,The atlas of food. Who Eats What, Where and Why. Second Edition Publisher: Earthscan, 2008.
Patel, I padroni del cibo, Feltrinelli, Milano 2008.
Saint Amour di Chanaz G., Cosa mangia il pollo che mangi? Dal mercato globale al buon cibo locale. Conoscere, scegliere, costruire nuove economie a partire dell’alimentazione, Arianna Editrice 2008.
Scherr – Sthapit, Agricoltura e uso del territorio per raffreddare il pianeta. In State of the World 2009, Ed. Ambiente, Milano 2009.
Shiva, Ritorno alla terra, Fazi Editore, Roma 2009.
Web
www.nutritionecology.org: sito ufficiale del Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC), comitato scientifico interdisciplinare preposto allo studio degli impatti delle scelte alimentari lungo tutta la catena di produzione e consumo del cibo, relativamente alla salute, all’ambiente, alla società e all’economia.
www.fcrn.org.uk: sito ufficiale del Food Climate Research Network, centro di ricerca britannico i cui obiettivi sono capire come il sistema alimentare contribuisce alle emissioni di gas a effetto serra e promuovere la possibilità di una loro riduzione.
www.sustainweb.org: sito americano che rappresenta circa 100 organizzazioni nazionali di interesse pubblico che lavorano a livello internazionale, nazionale, regionale e locale. L’alleanza per un cibo e un’agricoltura migliore sostiene le pratiche e le politiche alimentari e agricole che migliorano la salute e il benessere delle persone e degli animali, migliorano l’ambiente di lavoro e di vita, arricchiscono la società e la cultura e promuovono l’equità.
www.casadelcibo.org: sito che si propone di diffondere la consapevolezza alimentare. Particolarmente interessante per la sezione biblioteca-mediateca.
claudia_g Energia
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