La morte, che ridere
Mario Salomone
Tra i molti aspetti che a febbraio 2010 la vicenda in cui è coinvolto il capo della protezione Civile Bertolaso ha fatto emergere (e che ha suscitato l’indignazione dei cittadini dell’Aquila e della altre zone dell’Abruzzo colpite dal sisma) c’è la trascrizione di una telefonata tra alcuni costruttori. Che si sono fatte grasse risate alla notizia del terremoto. “Non ne capita mica uno tutti i giorni”: che pacchia. Se non c’è qui, bisogna magari correre ad Haiti.
Sono profondamente convinto che anche gli impresari di pompe funebri abbiano gioito e che si freghino le mani ogni volta che c’è una epidemia di influenza: così muoiono tanti vecchietti.
E ho il fondato sospetto che i costruttori auspichino non la lotta al riscaldamento climatico ma un innalzamento dei mari anche al di sopra del previsto: quattromila chilometri di difese costiere da innalzare sono un business mica male.
Del resto, lo diceva già Bob Kennedy in un celebre discorso del marzo 1968 che
“Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.”
E Patrick Viveret, in un rapporto del 2020 al Governo francese sui nuovi criteri di ricchezza concordava sul fatto che il prodotto interno lordo comprende anche incidenti e inondazioni: “Ogni distruzione, allorché genera dei flussi monetari (riparazioni, cure, assicurazioni, sostituzioni ecc.), è contabilizzata positivamente.”
Quello che non sapevamo, ma che immaginavamo, e di cui ora abbiamo la conferma, è che c’è molta gente che ride quando qualcuno muore: i fabbricanti di armi quando scoppia una guerra, i costruttori quando crollano le case, i carri attrezzi quando qualcuno si schianta in autostrada. O che ci sono molti imprenditori che cinicamente non piangono: i produttori di latte avvelenato e cibi adulterati, gli spacciatori di medicine dannose o scadute, i proprietari di fabbriche pericolose, gli inquinatori consapevoli. Non c’è bisogno di essere trafficanti di droga o rapinatori per lucrare sul crimine: c’è una fetta importan
te della finanza e dell’impresa internazionale che si fonda sulla morte. Che ridere.
Contro il cambiamento climatico ci vogliono, certo, norme rigorose, accordi chiari e coraggiosi, mezzi finanziari consistenti, investimenti e misure concrete. Ma è anche necessario sviluppare conoscenze e competenze adatte a costruire una società capace di emettere meno gas serra, di affrontare problemi complessi, di tessere reti di relazioni e partenariati, di scegliere tra varie soluzioni possibili. La lotta al riscaldamento globale del pianeta non si fa solo con decisioni dall’alto o con innovazioni tecnologiche delegate agli “addetti ai lavori”. “Cambiare il sistema”, e non il clima, come dice uno degli slogan dei manifestanti giunti nella capitale danese per seguire la COP15, richiede partecipazione, collaborazione, consapevolezza, condivisione di obiettivi, nuove professionalità e rinnovamento di quelle esistenti.
Sono le giovani generazioni il leit motiv della campagna pubblicitaria lanciata da Enel. Fonti rinnovabili e centrali atomiche non fa differenza: tutto è messo sullo stesso piano di una “energia senza emissioni”.
Mario Salomone
Visita il Portale Italiano dell'Educazione Sostenibile
Commenti recenti