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Archivio per la categoria ‘Energia’

Mario Salomone all’ONU per parlare di sostenibilità

3 maggio 2010

marioMario Salomone, presidente dell’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro Onlus e della rivista .eco, l’educazione sostenibile, sarà uno dei rappresentanti della delegazione del Governo italiano alla sessione annuale della Commissione per lo sviluppo sostenibile dell’Onu, istituita dall’Assemblea generale dell’Onu nel 1992.
Quest’anno la Commissione si riunirà a New York dal 3 al 14 maggio 2010, seguita dalla prima riunione del Comitato Preparatorio della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile che si svolgerà in Brasile nel 2012.
Il professore Salomone è membro del Comitato scientifico nazionale italiano Unesco del Decennio delle Nazioni Unite per l’educazione allo sviluppo sostenibile (2005-2014), del Gruppo di lavoro della Regione Lombardia sull’educazione ambientale nei parchi e nelle aree protette e del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Aurelio Peccei.
È, inoltre, segretario generale della rete internazionale di educazione ambientale Weec (World Environmental Education Congress) che ogni due anni organizza i congressi mondiali del settore.
Considerando che tra gli argomenti al centro della diciottesima sessione della Commissione figurano l’elaborazione di un insieme di programmi decennali sui modelli di consumo e produzioni sostenibili, la pluriennale esperienza del professore Salomone permetterà di rappresentare l’Italia all’Onu sui temi dello sviluppo sostenibile con passione e competenza.

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Energia

Alla cortese attenzione del Direttore della Stampa e del dr. Sugliano

31 marzo 2010

mirrorAnnelise Caverzasi

“…quando la Bresso  si guarda allo specchio si rovina già la giornata perché vede la Bresso” Lacan, lo psicanalista , direbbe molte cose su questa ‘esternazione’, sullo specchio. Gli sfuggirebbe, forse, che qualcun altro, guardando lo specchio, non vede nulla. Non per opacità dello specchio né perché si tratti dello specchio della matrigna di Biancaneve, e neppure perché si tratti di un vampiro. Lo specchio, semplicemente, non può riflettere quello che non c’è.
Come donna, mi chiedo perché questi continui riferimenti alle donne, la Bresso, la Bindi e perché questa carenza di autocritica estetica….
Mi pare un sultanato misogino è, certamente invece, una discriminazione di genere.
Tiziana Carena, insegnante di Scienze Sociali/ filosofia/Comunicazione per avere le 18 ore/precarissima nonché autrice del libro La pneumatologia teologico-estetica di Vincenzo Gioberti (Mimesis, Milano, 2010) per ricordare il sommo filosofo risorgimentale.

Energia

A proposito di Copenaghen 2009….

15 dicembre 2009

earth1Carlo Bonzanino


La conclusione dell’articolo di Lucio Caracciolo dal titolo “L’America, la Cina e la sfida del clima”, pubblicato su la Repubblica del 1.12.2009 è emblematico. Un articolo corto, chiaro nella sua stringatezza, lineare e comprensibile, alieno da analisi e previsioni tecnico/scientifiche o da conclusioni manichee circa responsabilità o irresponsabilità, non poteva che concludersi così: “Insomma, la Terra è una e la specie umana pure, ma ci comportiamo come fossero tante (e in costante concorrenza fra loro, nota di chi scrive) ; non sarà Copenaghen a cambiarci la testa”.

Quest’ultima parola rimanda al titolo del libro, “La testa ben fatta”, di Edgar Morin, studioso francese che si è occupato del “pensiero complesso” e della complessità della vita e della natura umana; egli ci invita a riflettere “sull’attuale stato dei saperi e sulle sfide che caratterizzano la nostra epoca: la posta in gioco sono i nuovi problemi posti alla convivenza umana da una interdipendenza planetaria irreversibile fra le economie, le politiche, le religioni, le conoscenze di tutte le società umane” (dalla presentazione del volume citato Raffaello Cortina Editore).

In entrambi i casi, articolo e libro, la soluzione, ammesso che esistano soluzioni a quelli che definiamo ipocritamente “problemi ambientali”, passa per la “testa”, per la mente, per la sua sede anatomica, il cervello, in poche parole attraverso il pensiero dell’uomo. È naturalmente auspicabile, come dice Morin, che questa sia “ben fatta”: in grado cioè di leggere ed interpretare il mondo e la Terra nelle sue infinite manifestazioni e soprattutto se stessa, come parte integrante di un unico, globale, sistema complesso cui non può che corrispondere un pensiero complesso, aperto, collegato in sintonia, ricettivo, attento, accogliente, orientato all’empatia.

Come è auspicabile che le “teste” dei cosiddetti Grandi (pro tempore) su cui convergono le nostre aspettative, siano o vogliano essere a loro volta sufficientemente ”ben fatte” e possano individuare ed indicare se non soluzioni, almeno percorsi orientati a maggiore equilibrio, temperanza, giustizia, equità.

Non sarà certo Copenaghen a cambiarci la testa, come non lo è stata Kyoto, come non lo sono state Johannesburg o prima ancora Rio de Janeiro; primi vagiti di una “società ecologica” li ritroviamo o già nella prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano tenutasi a Stoccolma nel 1972, il cui messaggio “umanistico” sembra essersi un po’ impantanato nelle sabbie mobili dell’egoismo umano ( 37 anni per immaginare ed adottare percorsi di cambiamento di “testa” non sono pochi…..).

Forse un reale, avvertibile cambiamento potremo solo verificarlo attraverso una graduale riforma del “pensiero” (sono affermazioni e prospettive di Edgar Morin) che non può che derivare da una riforma dell’insegnamento o meglio dell’educazione, di una rivalutazione del concetto di “rispetto”, della ricostruzione di condizioni relazionali che ridiano nuovo ossigeno a forme di fiducia e reciproco riconoscimento e investimento. Ci muoviamo purtroppo però ancora e sempre più avvolti in una circolarità perversa che ha i suoi poli in una moltitudine umana in crescente, inebetita concorrenza nella sua cieca rincorsa all’avere, da un lato, e dall’altro nella sua più o meno legittima e democratica rappresentanza (i cosiddetti “Grandi”) costituita da un “potere” tecnico/politico/economico/burocratico/pseudo religioso, utile solo a chi riesce ad arraffarne qualche lembo o a chi si adagia mollemente nel suo risucchio.

Il “pensiero dominante”, che ispira questo vortice, è la risultante attuale di un pensiero, dipanatosi nei secoli, che sta vedendo il prevalere della corrente “utilitarista, prevaricante e disgiuntiva” su quella “umanista, solidale e connettiva”. Se il messaggio che acriticamente ci trasmettiamo attraverso gli innumerevoli strumenti di comunicazione e relazione di cui dispone oggi l’umanità (in cui però di nuovo prevalgono quelli freddamente ed impersonalmente tecnologici a scapito di una Scuola, relegata a funzione di modesto “imparificio”) è il primo, non possiamo far finta di stupirci (se lo facciamo) per l’andamento eco-sociale o illuderci che chi ci rappresenta riesca, possa o voglia trasparentemente avventurarsi con fatica e rischio su percorsi di interesse e vantaggio globalmente indifferenziato e non solo di caste e gruppi di potere.

Forse può essere attraverso nuovi e fantasiosi slanci di “cultura”, di istruzione/educazione e di rinnovata sapienza – non limitata all’acquisizione individualistica di più e nuovi saperi – in una innegabilmente faticosa ma certamente più giusta crescita collettiva di “conoscenza”, che l’umanità potrà illuminare sentieri meno incerti ed impervi.

Non è certamente tardi per la Terra, che a quanto ci è dato sapere, vista da fuori, sarà forse un po’ meno blu e un po’ più grigia e potrà dare lavoro ai geografi impegnati nel ridisegnare coste e confini di continenti e terre emerse/sommerse. Forse non è tardi nemmeno per la qualità di vita complessiva raggiunta da una parte della specie umana e rincorsa da un’altra importante parte, che guarda sempre al futuro, per non ammettere e accorgersi di essere già dentro una discreta emergenza (perché dovrebbero scaldarsi tanto gli scienziati, i “Grandi”, e le loro coorti?).

Forse, però, oltre alle conferenze tematiche sui temi/problemi avvertiti come più urgenti e pressanti; nel caso attuale i cambiamenti climatici e la sequenza di problemi correlati, ma la continua perdita di suoli e territorio fertile per invasione umana, la perdita di biodiversità e di specie animali che viaggiano con noi, l’imbarbarimento nei rapporti sociali, l’imbruttimento dei paesaggi, la paura, l’incertezza, la precarietà crescenti sono forse “problemi ambientali” meno importanti che non incidono sulla qualità della nostra vita collettiva? Potrebbe essere utile una “conferenza permanente”di elaborazione e diffusione di “pensiero complesso”, una scuola-mondo per una società-mondo, capace di raccogliere e trasferire (perché già ci sono) elaborazioni ideali e concettuali ora troppo frantumate, disperse e osteggiate per poter essere sufficientemente incisive, capace di ispirarne l’avanzamento ed una pratica traduzione nel lavorio umano.

Potrebbe essere utile, forse, un ridimensionamento del potere dei politici, degli economisti, dei tecnocrati, degli scienziati per ridare credito e spazio alla cultura, ai pensatori, ai filosofi.

Energia

Il riscaldamento globale si batte anche con l’educazione

14 dicembre 2009

Mario Salomone

 

nov09_cop_ridContro il cambiamento climatico ci vogliono, certo, norme rigorose, accordi chiari e coraggiosi, mezzi finanziari consistenti, investimenti e misure concrete. Ma è anche necessario sviluppare conoscenze e competenze adatte a costruire una società capace di emettere meno gas serra, di affrontare problemi complessi, di tessere reti di relazioni e partenariati, di scegliere tra varie soluzioni possibili. La lotta al riscaldamento globale del pianeta non si fa solo con decisioni dall’alto o con innovazioni tecnologiche delegate agli “addetti ai lavori”. “Cambiare il sistema”, e non il clima, come dice uno degli slogan dei manifestanti giunti nella capitale danese per seguire la COP15, richiede partecipazione, collaborazione, consapevolezza, condivisione di obiettivi, nuove professionalità e rinnovamento di quelle esistenti.

 

Ci vuole insomma – accanto a una più decisa azione a livello di politiche nazionali e internazionali – una grande azione culturale, di formazione, di informazione, di sensibilizzazione a livello globale.

L’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile sono appunto gli strumenti indispensabili per un’azione di questo tipo.

C’è pertanto da augurarsi che la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico in corso a Copenhagen lanci anche un forte appello a rafforzare l’educazione all’ambiente e alla sostenibilità, inserendola tra gli impegni richiesti ai Governi di tutto il mondo.

Energia

Enel, il nucleare sul petto

11 dicembre 2009

t-shirt-atomica1Sono le giovani generazioni il leit motiv della campagna pubblicitaria lanciata da Enel. Fonti rinnovabili e centrali atomiche non fa differenza: tutto è messo sullo stesso piano di una “energia senza emissioni”.

Pagine e pagine a pagamento inneggiano alle reti intelligenti e a un’energia del futuro “competitiva e pulita”. Sembra di essere tornati agli anni ’50 e ’60, ai miti di uno sviluppo per tutti, di cui il rapporto del 1972 al Club di Roma avrebbe indicato i limiti e che la realtà di questi decenni ha dimostrato essere truffaldino, distritutivo per l’ambiente e per le società umane.

La vita, ci dice Enel, è “en rose”, basta affidarsi alle sue mirabolanti tecnologie. E incolpevoli adolescenti diventano “testimonial” del ritorno all’atomo, mettendo la loro giovinezza e le loro grazie al servizio dell’occupazione e della militarizzazione del territorio , della moltiplicazione dei rischi, della concetrazione degl investimenti e del potere nelle mani di pochi grandi gruppi, del saccheggio delle risorse idriche e di tutti gli altri risvolti negativi che il nucleare presenta. 

Il tutto sarebbe un contributo alla lotta al cambiamento climatico, in concomitanza con la conferenza mondiale di Copenhagen. Ma contro il climate change ci vuole un system change, non un po’ di centrali atomiche disseminate sul quel che resta dell’ex-Bel Paese.

Energia

L’atomo sulla testa

9 dicembre 2009

pubblicita-enelMario Salomone

Le centrali nucleari sono ancora di là da venire (augurandoci comunque che non arrivino) ma per la pubblicità ENEL sono ormai cosa fatta, componente indiscussa dell’offerta energetica, tanto da essere diventate una presenza fissa nelle sue campagne pubblicitarie.

Ai bambini e ai ragazzi, le generazioni future delle inserzioni (beh, ammesso che le centrali si facciano, gli anziani non arriveranno a vederle…), l’ENEL promette un bengodi di energia di cui le centrali nucleari fanno parte. Il lavaggio del cervello è insomma cominciato, l’energia atomica, bocciata dall’economia, dalla logica e dalla sicurezza nonché da un referendum popolare, diventa un fatto preoccupantemente “normale”, che si insinua nel paesaggio delle fonti energetiche insieme alle altre fonti.

Energia

Aspettando Copenaghen

2 dicembre 2009

terra_mano2Siti internet e giornali sono ricchi di articoli che riguardano il vertice ONU sul clima che si terrà dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen. Grandi speranze sono state riposte in questa conferenza, durante la quale, a dodici anni dagli accordi di Kyoto, si cercherà di costruire una nuova intesa sul clima.

Oltre a regolare il periodo post 2012, data in qui il Protocollo di Kyoto cesserà di essere vincolante, il nuovo accordo dovrebbe coinvolgere importanti potenze mondiali, come gli Stati Uniti e i nuovi paesi emergenti, che non hanno firmato il precedente protocollo.

L’ambizione più alta è che si giunga ad un accordo globale, che sviluppi e prolunghi gli obiettivi di Kyoto. In realtà tanti sono gli interrogativi e i dubbi che sono già emersi prima dell’inizio dei lavori: si giungerà ad un protocollo condiviso a livello globale? Quale sarà il ruolo delle grandi potenze occidentali e dei paesi emergenti? Sarà realmente vincolante l’accordo che si concluderà?

Le voci e le riflessioni che si susseguono negli ultimi giorni sono altalenanti: gli Stati Uniti sostengono di voler ridurre le emissioni di CO2 del 4% entro il 2020 e del 32% entro il 2030, la Cina parla invece del 40-45% entro il 2020, mentre il Brasile sembrerebbe deciso a bloccare la deforestazione e a ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2020 .

Recente è inoltre la notizia della creazione di una prima bozza danese del documento da proporre ai Paesi riuniti per la conferenza ONU, in cui si propone di dimezzare entro il 2050 i gas serra prodotti; l’80% dei tagli dovrebbe essere effettuato dai Paesi industrializzati. Il picco delle emissioni di CO2 dovrebbe, sempre secondo il Governo danese, essere raggiunto entro il 2020.

Questa proposta però non è piaciuta al Governo indiano, che teme che ciò causi un blocco dello sviluppo economico per gli Stati di recente industrializzazione. Da New Dehli giunge la richiesta di non imporre un limite temporale per la riduzione di emissioni di anidride carbonica. Forse la disponibilità da parte dei Paesi industrializzati di offrire aiuti economici a quelli in via di sviluppo potrebbe aiutare a trovare un accordo condiviso globalmente.

Sicuramente uno dei problemi da risolvere durante il vertice sarà il rapporto tra Paesi sviluppati ed emergenti e gli eventuali aiuti economici da rivolgere a questi ultimi. Fino a questo momento però i Governi europei non hanno definito ancora alcun impegno finanziario.

Bisogna a questo punto chiedersi che ruolo avrà l’Italia a Copenaghen. Sembra che il Presidente del Consiglio Berlusconi si sia reso disponibile a partecipare al vertice, ma la Prestigiacomo ha preventivamente dichiarato che l’Italia non sarà disposta a firmare un accordo che vincoli legalmente solo alcuni paesi, come per il Protocollo di Kyoto.

Bisognerebbe anche riflettere sul fatto che in Italia il quadro di regole e incentivi relativi alle energie rinnovabili non risulta essere chiaro, complicando la scelta di chi, privati e aziende, scegliere di utilizzare fonti di energia poco inquinanti e verdi.

Energia

Energia personale per città più vivibili

18 settembre 2009

giornata-europea-della-mobilita-sostenibileSi sta celebrando in questi giorni in tutta Europa la Settimana Europea della Mobilità Urbana Sostenibile, iniziativa che culminerà nella giornata del 22 settembre dedicata alla circolazione senza auto, un modo per invogliare i cittadini a sperimentare la produzione di energia personale con la propria pedalata o, perchè no, una sana camminata.

Una ricorrenza importante per fermarci a riflettere sulla gravità dei costi sociali che i nostri stili di vita inquinanti comportano e che gravano su tutti noi, e sulla sacralità del recupero di forme di mobilità più sostenibili, per l’ambiente e per la nostra stessa  salute.

Trasporto pubblico locale, car sharing, piste ciclabili, park pricing (parcheggi a pagamento),blocco del traffico, piedibus, car pooling, sono tutti interventi pensati e messi in atto dalle amministrazioni comunali per limitare l’impatto delle emissioni di gas serra, l’inquinamento acustico, la congestione del traffico cittadino e l’incidentalità.

Ma per una svolta di qualità realmente incisiva occorre partire da una rivoluzione umana profonda che faccia leva su ognuno di noi, sul nostro saper vivere in modo armonico e sobrio con la natura e con gli altri, sperimentato da bambini e poi atrofizzatosi nel tempo, forse fagocitato dalla fretta e dalla comodità della società tecnologica.

Recuperare il piacere di usare la propria energia personale per spostarsi e vivere la città a ritmi più moderati è un buon punto di partenza per investire in un futuro più vivibile. Solo così potremmo riprendere in mano le redini della gestione degli spazi pubblici, sentendoci veramente al centro del contesto urbano e non mere comparse.

E’ una questione di vivibilità, quella che le vie cittadine occidentali stanno progressivamente perdendo.

Energia

L’ONU sul G8 L’Aquila – 9 luglio 2009

21 luglio 2009

Manuale DipartimentoAQUILA.inddIl Segretario Generale delle Nazioni Ban Ki-moon ritiene i risultati sul clima ‘non sufficienti” e accoglie con soddisfazione le decisioni sulla sicurezza alimentare

Dalla Dichiarazione Stampa sul G8 e Forum delle Maggiori Economie
Gli impegni espressi nell’incontro dei leader del G8 e del Forum delle Maggiori Economie (MEF) sono benvenuti ma ancora non sufficienti. Molto di più deve essere fatto perchè i governi possano prendere un nuovo accordo sul clima a Dicembre a Copenaghen.
Il tempo del rinvio e delle mezze misure è scaduto. E’ necessaria la leadership personale di ogni Capo di Stato e di Governo per stabilire che è arrivato il momento di proteggere l’umanità e il pianeta da uno dei pericoli più seri con cui ci si sia mai confrontati.
Per questo motivo il Segretario Generale convocherà un Summit globale sui Cambiamenti Climatici il 22 Settembre a New York. Le Nazioni Unite porteranno tutti i protagonisti intorno al tavolo e offriranno una onesta mediazione per risolvere le questioni chiave. La crisi climatica, tuttavia, non può essere risolta soltanto dalle Nazioni Unite. Sono i leader politici nazionali che devono agire.
I Paesi rappresentati all’Aquila sono responsabili per più dell’ 80% dell’ emissioni globali ed è questo il motivo per cui hanno particolare responsabilità nel trovare una soluzione all’ impasse politico. Se non riescono ad agire quest’anno, essi avranno sprecato un’ opportunità storica unica che potrebbe non presentarsi più.
I leader affrontano le pressioni politiche interne. Ma la situazione richiede che agiamo con urgenza in quanto comunità globale . E’ necessario non far aumentare la temperatura globale di più di due gradi centigradi e mantenere l’obiettivo globale del 50%di riduzione delle emissioni per il 2050 perchè questo sia possibile.
Il Segretario-Generale è soddisfatto dell’accordo del G8 su l’obiettivo a lungo termine per ridurre le emissioni dell’ 80% entro il 2050. Perché questo sia credibile, tuttavia, c’è bisogno di obiettivi ambiziosi a medio termine e chiari linee guida di base. Per raggiungere tale obiettivo globale, i paesi sviluppati devono dare l’esempio nel prendere impegni precisi per ridurre le loro emissioni entro il 2020, nell’ordine del 25 – 40 per cento al di sotto dei livelli del 1990 che la Tavola Rotonda Intergovernativa sui Cambiamenti Climatici richiede. E’ seccante notare che fino ad ora gli obiettivi di emissioni a medio termine annunciato dai paesi sviluppati nel MEF non siano di questa portata.
Ogni paese deve fare la sua parte sulla base del principio dell’equità. I paesi in sviluppo devono anche contribuire con un impegno nazionale a mitigare emissioni in modo che siano adeguate alla nazione, misurabili, controllabili e verificabili.
I paesi in via di sviluppo hanno bisogno di trovare assistenza tecnologica . C’è bisogno di fondi anche per assistere i paesi in sviluppo più vulnerabili ad adattarsi agli effetti nefasti dei Cambiamenti Climatici.
Ci troviamo di fronte ad un bivio storico. Gli affari non sono praticabili come lo sono stati in passato. Altre due sfide globali fanno pressione e i leader mondiali devono tenerne conto, si tratta dell’insicurezza alimentare e dell’influenza pandemica H1N1.
Al contrario della percezione popolare che la crisi alimentare sia passata, l’insicurezza dell’accesso al cibo opprime il pianeta con più di un miliardo di persone che vanno a letto affamate ogni notte. E’ inaccettabile e insostenibile.
Dobbiamo avere un approccio globale al problema come sottolineato dal Sistema della Task Force ad Alto Livello sulla Crisi della Sicurezza Mondiale Alimentare delle NU. Questo significa non solo affrontare I bisogni di chi a fame oggi, ma fare anche investimenti in agricoltura che possa permetterci di evitare questa situazione in futuro.
In questo contesto la richiesta del G8di $15 miliardi nei prossimi tre anni è benvenuta. Adesso c’è bisogno di concretizzare quella richiesta e lavorare insieme per sostenere i piani di azione nazionali in modo integrato.
La pandemia H1N1 sta iniziando ad accelerare creando disturbo. Riceviamo relazioni dai sistemi sanitari in difficoltà di alcuni paesi dell’emisfero sud. Abbiamo una piccola opportunità di aiutare i paesi poveri ad accedere a ciò di cui hanno bisogno per affrontare il virus. E’ necessario che i leader del G8 si impegnino ad aiutare questi paesi, il che potrebbe richiedere un impegno almeno di $ 1 miliardo degli Stati Uniti .

L’Aquila, 9 luglio 2009

Energia

La Riserva dei Delfini di Lussino, Croazia

20 luglio 2009
Nikolina Rako,la giovane ricercatrice che dirige il Centro di Educazione Ambientale di Lussingrande.
Nikolina Rako,la giovane ricercatrice che dirige il Centro di Educazione Ambientale di Lussingrande.

Il 18 luglio, nella trasmissione “Sereno Variabile” di Rai 2, Osvaldo Bevilacqua, ha mandato in onda un servizio sull’isola di Lussino, con la partecipazione di Nikolina, qui di seguito ulteriori informazioni sull’argomento.

I tursiopi del Quarnero (NE del mare Adriatico), unica popolazione residente in acque croate, vivono in un’area a crescente impatto umano, causato dalla pesca su piccola scala- con conseguente diminuzione del pesce disponibile- e dal turismo nautico, particolarmente negativo nei pressi delle cosiddette “autostrade del mare” e dei depositi costieri di carburante.

Negli ultimi anni è stato raggiunto il livello di guardia soprattutto per le imbarcazioni a motore che incrociano nell’area e che crescono di anno in anno: nel 2007 a Nerezine, nel nord dell’isola di Lussino, è stato inaugurato un altro porto turistico con una capienza di 400 posti barca. Dai dati rilevati dal 1995 al 2008 si ritiene che la popolazione di tursiopi della zona sia diminuita del 39% per cui il rischio di estinzione secondo i criteri dell’UICN è alto.
Nella sede del Centro di Educazione Ambientale di Lussingrande,a pochi metri dal pittoresco porticciolo di origine veneziana, incontriamo Nikolina Rako,la giovane ricercatrice che dirige le attività di ricerca e protezione ambientale e che,in un ottimo italiano, ci illustra le attività del Centro e dell’associazione Blue World.

Dal 1993 sull’Isola di Lussino (Croazia) si celebra in agosto il Giorno del Delfino per chiedere l’istituzione di una Riserva Zoologica Speciale, di un’area cioè a stretto regime di protezione. La Riserva dei delfini di Lussino dovrebbe rappresentare la più grande area marina protetta dell’ Adriatico conuna superficie di circa 526 chilometri quadrati, dedicata in modo particolare alla protezione di una popolazione di tursiopi.L’area protetta si trova tra le isole di Cherso e Lussino e le isolette di Cutin, Trstenik, Oruda, Orjulee la costa orientale dell’isola di Ilovik.

Sono questi gli obiettivi dell’ ONG Blue World Institute (BW) che sviluppa attività di ricerca scientifica e progetti di conservazione, e promuove l’educazione ambientale nell’arcipelago di Cherso e Lussino,in collaborazione dell’Istituto di Stato per la Protezione della Natura e del Museo croato di Scienze Naturali.

Recentemente Blue World si è occupata di definire i fattori critici che hanno influenzato la presenza dei tursiopi nell’area negli ultimi 12 anni e di valutare l’impatto socio-economico a livello locale della creazione di un’area protetta. La popolazione di tursiopi dell’arcipelago ha subito negli ultimi 15 anni una diminuzione del 40% ed oggi solo un centinaio di delfini frequentano l ‘area. Questi studi sono contenuti in due tesi di dottorato condotte in collaborazione con la Sea Mammal Research Unit dell’Università di St Andrews (Gran Bretagna), con l’University College London (Gran Bretagna) e Tethys (Italia).

Oltre ai tursiopi (Tursiops truncatus), l’area protetta faciliterà la conservazione di numerose specie di flora e di fauna in pericolo d’estinzione o protette e dei loro habitat; per esempio, siti di svernamento della tartaruga comune (Caretta caretta), praterie di Posidonia (Posidonia oceanica), aggregazioni di coralli e siti di nidificazione dei cormorani (Phalacrocorax aristotelis). L’area conta anche 152 specie di flora marina, 303 specie d’invertebrati marini (7 rigidamente protette e 9 protette) e 112 specie di pesci (19 dei quali in pericolo d’estinzione). E’ anche nota per i suoi importanti siti archeologici marini, in particolare quello dove è stato rinvenuto una antica statua di bronzo, l’Apoxymenos, l’ atleta che si pulisce dopo la gara,datato 50-40 a.C. copia (romana ?) di un originale greco del 360 a.C..

Per maggiori informazioni, potete visitare il sito www.blue-world.org.

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