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		<title>Educazione Ambientale, allarme tagli</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 12:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia_g</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[A Roma 21 posti di lavoro a rischio nei LEA Da anni l&#8217;educazione ambientale subisce un costante taglio di risorse, sia direttamente sia indirettamente (a causa delle ridotte risorse delle scuole, dei parchi, dei musei ed ecomusei e di altri enti). Ma il 2010, anno internazionale della biodiversità, rischia di essere un anno nero per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-357" title="tagli-ea2" src="http://blog.schole.it/wp-content/uploads/2010/08/tagli-ea2-300x184.gif" alt="tagli-ea2" width="300" height="184" /><strong>A</strong><strong> Roma 21 posti di lavoro a rischio</strong> <strong>nei LEA</strong></p>
<p>Da anni l&#8217;educazione ambientale subisce un costante taglio di risorse, sia direttamente sia indirettamente (a causa delle ridotte risorse delle scuole, dei parchi, dei musei ed ecomusei e di altri enti).<br />
Ma il 2010, anno internazionale della biodiversità, rischia di essere un <strong>anno nero per la diversità culturale</strong> delle iniziative nel campo dell&#8217;EA. Un&#8217;inchiesta del sito<a href="http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=103106" target="_blank"> Eco dalle città</a> riporta dati allarmanti per alcune regioni, mentre un gruppo di collaboratori dei sette Laboratori di Educazione Ambientale della Provincia di Roma (LEA) ci scrivono per denunciare la gravità della loro situazione. Educazione ambientale, infatti, non vuol dire solo sensibilizzazione dei cittadini, ma anche attivazione di risorse economiche, posti di lavoro, vitalità di strutture che innescano a catena processi virutosi.<br />
I 21 operatori precari contrattualizzati presso la società in house dell&#8217;ente <strong>Capitale Lavoro SpA</strong> (di cui è socio unico al 100%) vedranno certamente non rinnovarsi il proprio contratto di lavoro.<br />
«La nostra storia ormai decennale &#8211; raccontano &#8211; è fatta di <strong>contratti &#8216;atipici&#8217;</strong> dei più svariati tipi dopo l&#8217;ingresso della legge 30 (impropriamente detta <strong>Legge Biagi</strong>); questa assunzione nella Società avrebbe dovuto portarci alla fine del triennio 2007-2010 a TD, verso una stabilizzazione a TI. Invece <strong>si va verso l&#8217;ignoto</strong>! Se tutto va bene torneremo alla situazione originaria dei contratti a progetto, a chiamata, prestazione occasionale ecc. Solo che c&#8217;è una piccola differenza: siamo dieci anni più vecchi, considerando che<strong> l&#8217;età media oscilla ormai tra i 35 e i 40 anni</strong> (c&#8217;è una persona anche over 60). Abbiamo mutui, affitti, rate da pagare, spese giornaliere! Ebbene la Società per cui ancora lavoriamo (per poco), <strong>si rifiuta di rinnovarci i contratti</strong>, nonostante siano stati presi chiaramente accordi con Regione Lazio e Provincia di Roma per la nostra stabilizzazione tre anni fa! Una Società controllata al 100% dal pubblico che detta le regole ai controllori stessi!!! <strong>Assurdo!</strong>».</p>
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		<title>Marketing del precariato</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 17:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia_g</dc:creator>
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		<description><![CDATA[T. C. Questo che vi raccontiamo è un caso di &#8220;marketing del precariato&#8221;. Perché? Perché se tu prendi venti ore &#8211; obbligatoriamente, perché le cattedre sono frammentate, in ore qua e là &#8211; in Piemonte si direbbe una sorta di &#8220;scarabìa didattica&#8221;- sei pagato, comunque, per diciotto ore, in quanto la tua aliquota risulta essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-351" title="marketing-burocratico" src="http://blog.schole.it/wp-content/uploads/2010/07/marketing-burocratico-300x204.jpg" alt="marketing-burocratico" width="300" height="204" />T. C.</p>
<p>Questo che vi raccontiamo è un caso di<strong> &#8220;marketing del precariato&#8221;</strong>.<br />
Perché? Perché se tu prendi venti ore &#8211; obbligatoriamente, perché le cattedre sono frammentate, in ore qua e là &#8211; in Piemonte si direbbe una sorta di &#8220;scarabìa didattica&#8221;- sei pagato, comunque, per diciotto ore, in quanto la tua aliquota risulta essere più alta, e quindi la tassazione è maggiore. Allora, viene da domandarsi che senso aveva, al momento della nomina, prendere due ore in più per ammortizzare una parte delle spese, se poi le due ore in più non vengono &#8211; con questo escamotage &#8211; retribuite. È un marketing burocratico, ed equivale, come nel periodo dei saldi, a prendere un articolo che tu pensi di pagare al 50%, invece il prezzo è stato maggiorato  e, quindi, <strong>l&#8217;offerta non c&#8217;è</strong>&#8230;. Quando si è posto il problema se la retribuzione corrispondesse, solo allora il problema è venuto fuori in tutta la sua chiarezza&#8230; burocratica. Precari, anzi, flessibili, o corpo docente in mobilità a tempo indeterminato, o prendete meno di diciotto ore, o prendete la cattedra canonica di diciotto ore, oppure il massimo delle ore possibili &#8211; altrimenti non vi conviene.<br />
Un contratto scolastico da venti ore, ma pagato come se fossero diciotto. <strong>Un contratto che comporta la suddivisione dell&#8217;orario di lavoro su tre comuni</strong>. Spese a carico del lavoratore, naturalmente. Sembrano controsensi; e può essere: ma sono situazioni reali. Che importanza ha che una realtà sia un controsenso sotto il profilo dell&#8217;equità, se poi il controsenso è una realtà?<br />
&#8220;Alla fine della fiera ci sono sessantatre euro di differenza tra un contratto di lavoro di diciotto ore e un contratto di lavoro di venti ore su tre comuni. Allora, lasciatemi dire che io, comunque, lavoro per diciotto ore, in concreto. Lasciatemelo almeno dire!&#8221;</p>
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		<title>Mario Salomone all&#8217;ONU per parlare di sostenibilità</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 16:15:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mario Salomone, presidente dell&#8217;Istituto per l&#8217;Ambiente e l&#8217;Educazione Scholé Futuro Onlus e della rivista .eco, l&#8217;educazione sostenibile, sarà uno dei rappresentanti della delegazione del Governo italiano alla sessione annuale della Commissione per lo sviluppo sostenibile dell&#8217;Onu, istituita dall&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu nel 1992. Quest&#8217;anno la Commissione si riunirà a New York dal 3 al 14 maggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-340" title="mario" src="http://blog.schole.it/wp-content/uploads/2010/05/mario-199x300.jpg" alt="mario" width="199" height="300" />Mario Salomone, presidente dell&#8217;Istituto per l&#8217;Ambiente e l&#8217;Educazione Scholé Futuro Onlus e della rivista .eco, l&#8217;educazione sostenibile, sarà uno dei rappresentanti della delegazione del Governo italiano alla sessione annuale della Commissione per lo sviluppo sostenibile dell&#8217;Onu, istituita dall&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu nel 1992.<br />
Quest&#8217;anno la Commissione si riunirà a New York dal 3 al 14 maggio 2010, seguita dalla prima riunione del Comitato Preparatorio della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile che si svolgerà in Brasile nel 2012.<br />
Il professore Salomone è membro del Comitato scientifico nazionale italiano Unesco del Decennio delle Nazioni Unite per l&#8217;educazione allo sviluppo sostenibile (2005-2014), del Gruppo di lavoro della Regione Lombardia sull&#8217;educazione ambientale nei parchi e nelle aree protette e del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Aurelio Peccei.<br />
È, inoltre, segretario generale della rete internazionale di educazione ambientale Weec (World Environmental Education Congress) che ogni due anni organizza i congressi mondiali del settore.<br />
Considerando che tra gli argomenti al centro della diciottesima sessione della Commissione figurano l&#8217;elaborazione di un insieme di programmi decennali sui modelli di consumo e produzioni sostenibili, la pluriennale esperienza del professore Salomone permetterà di rappresentare l&#8217;Italia all&#8217;Onu sui temi dello sviluppo sostenibile con passione e competenza.</p>
<p>Leggi la notizia su <a href=" http://www.bergamosera.com/cms/2010/04/30/universita-allonu-con-mario-salomone/ " target="_blank">Bergamo sera.com</a></p>
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		<title>Alla cortese attenzione del Direttore della Stampa e del dr. Sugliano</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 13:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia_g</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Annelise Caverzasi &#8220;&#8230;quando la Bresso  si guarda allo specchio si rovina già la giornata perché vede la Bresso&#8221; Lacan, lo psicanalista , direbbe molte cose su questa &#8216;esternazione&#8217;, sullo specchio. Gli sfuggirebbe, forse, che qualcun altro, guardando lo specchio, non vede nulla. Non per opacità dello specchio né perché si tratti dello specchio della matrigna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-332" title="mirror" src="http://blog.schole.it/wp-content/uploads/2010/03/mirror-237x300.jpg" alt="mirror" width="213" height="269" />Annelise Caverzasi</strong></p>
<p>&#8220;&#8230;quando la Bresso  si guarda allo specchio si rovina già la giornata perché vede la Bresso&#8221; Lacan, lo psicanalista , direbbe molte cose su questa &#8216;esternazione&#8217;, sullo specchio. Gli sfuggirebbe, forse, che qualcun altro, guardando lo specchio, non vede nulla. Non per opacità dello specchio né perché si tratti dello specchio della matrigna di Biancaneve, e neppure perché si tratti di un vampiro. Lo specchio, semplicemente, non può riflettere quello che non c&#8217;è.<br />
Come donna, mi chiedo perché questi continui riferimenti alle donne, la Bresso, la Bindi e perché questa carenza di autocritica estetica&#8230;.<br />
Mi pare un sultanato misogino è, certamente invece, una discriminazione di genere.<br />
Tiziana Carena, insegnante di Scienze Sociali/ filosofia/Comunicazione per avere le 18 ore/precarissima nonché autrice del libro La pneumatologia teologico-estetica di Vincenzo Gioberti (Mimesis, Milano, 2010) per ricordare il sommo filosofo risorgimentale.</p>
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		<title>Un utile esempio</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 10:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia_g</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mario Salomone L&#8217;incontro nazionale dell&#8217;educazione ambientale francese tenutosi l&#8217;ottobre dello scorso 2009 a Caen, Bassa  Normandia, rappresenta un&#8217;interessante esperienza da cui forse molte altre realtà nazionali potrebbero trarre utili spunti di lavoro. Tre gli elementi da sottolineare: 1. Il primo è il metodo, che ha visto migliaia di persone partecipare ad incontri locali e poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mario Salomone</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-326" title="education-environnement-caen-octobre-2009" src="http://blog.schole.it/wp-content/uploads/2010/02/education-environnement-caen-octobre-2009-215x300.jpg" alt="education-environnement-caen-octobre-2009" width="215" height="300" />L&#8217;incontro nazionale dell&#8217;educazione ambientale francese tenutosi l&#8217;ottobre dello scorso 2009 a Caen, Bassa  Normandia, rappresenta un&#8217;<strong>interessante esperienza</strong> da cui forse molte altre realtà nazionali potrebbero trarre utili spunti di lavoro.<br />
<strong>Tre gli elementi da sottolineare</strong>:<br />
1. Il primo è<strong> il metodo</strong>, che ha visto migliaia di persone partecipare ad incontri locali e poi regionali affidati all&#8217;organizzazione da parte degli attori del territorio.<br />
2. Il secondo è l&#8217;<strong>ampiezza della partecipazione</strong> in termini di soggetti rappresentati, che andavano dalle istituzioni, ai parchi, alle regioni, al mondo della scuola, all&#8217;associazionismo di ogni tipo, ai sindacati e alle imprese.<br />
3. Il terzo, che è poi alla base del successo delle &#8220;Assises&#8221; di Caen e del processo partecipativo che le ha preparate, sta nella capacità della società civile francese di<strong> collaborare senza rivalità</strong> e di dare vita a un organismo (il CFEEDD, &#8220;collettivo francese dell&#8217;educazione all&#8217;ambiente verso lo sviluppo sostenibile&#8221;) in cui sono attive reti, associazioni, istituzioni.<br />
Certo, <strong>in Francia</strong> c&#8217;è un forte spirito &#8220;repubblicano&#8221; fondato su valori come la solidarietà, la fratellanza, la laicità che improntano anche l&#8217;educazione ambientale dei nostri cugini di Oltralpe.<br />
<strong>In Italia</strong> l&#8217;esempio andrebbe senz&#8217;altro ripreso, per ridare slancio e motivazioni al mondo composito dell&#8217;educazione ambientale ma anche per allargarne il campo e coinvolgere nuovi soggetti, obiettivo possibile, come si è visto grazie al Decennio delle Nazioni Unite (il DESS) e all&#8217;azione della Commissione italiana UNESCO.</p>
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		<title>La morte, che ridere</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 09:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Una quota importante dell'economia mondiale è fondata sulla morte: disastri, incidenti, malattie fanno aumento il PIL]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mario Salomone</strong></p>
<p>Tra i molti aspetti che a febbraio 2010 la vicenda in cui è coinvolto il capo della protezione Civile Bertolaso ha fatto emergere (e che ha suscitato l&#8217;indignazione dei cittadini dell&#8217;Aquila e della altre zone dell&#8217;Abruzzo colpite dal sisma) c&#8217;è la trascrizione di una telefonata tra alcuni costruttori. Che si sono fatte grasse risate alla notizia del terremoto. &#8220;Non ne capita mica uno tutti i giorni&#8221;: che pacchia. Se non c&#8217;è qui, bisogna magari correre ad Haiti.</p>
<p>Sono profondamente convinto che anche gli impresari di pompe funebri abbiano gioito e che si freghino le mani ogni volta che c&#8217;è una epidemia di influenza: così muoiono tanti vecchietti.</p>
<p>E ho il fondato sospetto che i costruttori auspichino non la lotta al riscaldamento climatico ma un innalzamento dei mari anche al di sopra del previsto: quattromila chilometri di difese costiere da innalzare sono un business mica male.</p>
<p>Del resto, lo diceva già Bob Kennedy in un celebre discorso del marzo 1968 che</p>
<p>&#8220;Il PIL comprende anche l&#8217;inquinamento dell&#8217;aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.</p>
<p>Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.&#8221;</p>
<p>E Patrick Viveret, in un rapporto del 2020 al Governo francese sui nuovi criteri di ricchezza concordava sul fatto che il prodotto interno lordo comprende anche incidenti e inondazioni: &#8220;Ogni distruzione, allorché genera dei flussi monetari (riparazioni, cure, assicurazioni, sostituzioni ecc.), è contabilizzata positivamente.&#8221;</p>
<p>Quello che non sapevamo, ma che immaginavamo, e di cui ora abbiamo la conferma, è che c&#8217;è molta gente che ride quando qualcuno muore: i fabbricanti di armi quando scoppia una guerra, i costruttori quando crollano le case, i carri attrezzi quando qualcuno si schianta in autostrada. O che ci sono molti imprenditori che cinicamente non piangono: i produttori di latte avvelenato e cibi adulterati, gli spacciatori di medicine dannose o scadute, i proprietari di fabbriche pericolose, gli inquinatori consapevoli. Non c&#8217;è bisogno di essere trafficanti di droga o rapinatori per lucrare sul crimine: c&#8217;è una fetta importan<img class="alignleft size-full wp-image-310" title="terremoto-haiti" src="http://blog.schole.it/wp-content/uploads/2010/02/terremoto-haiti.jpg" alt="terremoto-haiti" width="127" height="83" />te della finanza e dell&#8217;impresa internazionale che si fonda sulla morte. Che ridere.</p>
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		<title>Cosa si conosce della Pet Therapy</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 15:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia_g</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberto Marchesini Le attività coterapeutiche assistite dagli animali stanno conoscendo una stagione di accresciuto interesse non solo dai media ma dalle stesse strutture socio-assistenziali con nuove possibilità di impiego per coloro che vogliono investire in questo settore occupazionale.  Alcune cautele tuttavia sono d&#8217;obbligo se non si vuole perdere questa importante opportunità. Troppe fandonie circolano su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roberto Marchesini</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-304" title="pet-therapy" src="http://blog.schole.it/wp-content/uploads/2010/01/pet-therapy-300x200.jpg" alt="pet-therapy" width="300" height="200" />Le attività coterapeutiche assistite dagli animali stanno conoscendo una stagione di accresciuto interesse non solo dai media ma dalle stesse strutture socio-assistenziali con nuove possibilità di impiego per coloro che vogliono investire in questo settore occupazionale.  Alcune cautele tuttavia sono d&#8217;obbligo se non si vuole perdere questa importante opportunità. Troppe fandonie circolano su giornali e periodici, spesso ripetute pedissequamente da improvvisati relatori nei convegni, i quali ritengono che in fondo la pet therapy sia una sciocchezza e quindi non richieda una specifica preparazione.</p>
<p>Si sente perciò affermare che gli animali fanno bene perché emanano energie positive o assorbono la negatività (in un delirio taumaturgico da far impallidire i seguaci della new age), che la sola vicinanza del cane abbasserebbe la pressione sanguigna (e solo chi non ha mai avuto un cane può dire una tale idiozia), che l&#8217;animale fa bene perché stimola emozioni (ma anche la paura, il disgusto, la rabbia, la gelosia sono emozioni), che l&#8217;animale porta fuori ciò che di meglio c&#8217;è nella persona (e questo non ha bisogno di commenti e ben lo sanno i medici veterinari), che l&#8217;animale fa bene perché non giudica, non pone vincoli, non è in competizione insomma dà campo espressivo (ossia delirio allo schizofrenico, gioco eccitatorio all&#8217;iperattivo, comportamento di scherno e violenza da parte del bullo). Questo sovente porta una famiglia ad adottare un cane per il figlio autistico o a inserire degli animali all&#8217;interno di centri di salute mentale, con risultati ovviamente disastrosi.</p>
<p>Chi parla di pet therapy in questo modo non è interessato a questo ambito di lavoro, non ci crede e non intende applicarsi seriamente, ma semplicemente cavalca una moda e per farlo in modo agevole ne parla in modo demagogico e acritico. Le attività coterapeutiche assistite dagli animali, banalmente definite pet therapy, sono servizi che richiedono un&#8217;alta competenza e un&#8217;onestà di fondo, basata sul sapere che prodotto si offre e quali sono le leve per differenziarlo a seconda dei bisogni dell&#8217;utenza. Con il cane si possono fare diverse tipologie di attività &#8211; per esempio ludiche, collaborative, di cura, di esplorazione, di sollecitazione sensoriale, di apertura a nuove prospettive identitarie, solo per fare qualche esempio &#8211; e ciascuna di queste attività danno contributi evolutivi ed emendativi differenti, indicati per alcune tipologie di pazienti e controindicati per altri.</p>
<p>Nelle sedute il pet diventa un referente di relazione capace di indurre un processo di cambiamento che però dev&#8217;essere indirizzato nella direzione giusta. A differenze delle attività zootecniche, fondate su prestazioni che derivano direttamente dall&#8217;animale, le attività zooantropologiche si basano su contributi referenziali ossia di relazione che derivano pertanto dal tipo di attività di relazione implementate con l&#8217;utente ossia dalla dimensione di relazione in cui il paziente viene esercitato.</p>
<p>Se è vero che il medico curante deve indicare gli obiettivi per il suo paziente, è altrettanto vero che compito del comportamentalista individuare quali attività di relazione con il pet favoriscono il raggiungimento di detti obiettivi. Pertanto la prescrizione si basa sul tipo di attività da fare e non semplicemente nel portare un animale in seduta. Le attività comiche per esempio sono indicate per il bambino ospedalizzato ma assolutamente da evitare nei casi di bullismo. Allo stesso modo un&#8217;attività di cura è perfetta per dare autostima ma disastrosa in un anziano ansioso. Conoscere i contributi delle diverse dimensioni di relazione è perciò la base della prescrizione zooantropologica.</p>
<p>Il <span style="text-decoration: underline;">30 gennaio 2010</span> partirà la XII edizione del corso SIUA &#8220;<span style="text-decoration: underline;">Pet Therapy &#8211; Zooantropologia Assistenziale</span>&#8220;. Gli interessati sono inviati a visitare il sito <a href="http://www.siua.it/">www.siua.it</a> o contattarci inviando una mail all&#8217;indirizzo di posta elettronica <a href="mailto:corsi@siua.it">corsi@siua.it</a> o ancora telefonicamente in orario d&#8217;ufficio allo 051/810387 o al 340/2513890.</p>
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		<title>A proposito di Copenaghen 2009&#8230;.</title>
		<link>http://blog.schole.it/?p=297</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlo Bonzanino La conclusione dell’articolo di Lucio Caracciolo dal titolo “L’America, la Cina e la sfida del clima”, pubblicato su la Repubblica del 1.12.2009 è emblematico. Un articolo corto, chiaro nella sua stringatezza, lineare e comprensibile, alieno da analisi e previsioni tecnico/scientifiche o da conclusioni manichee circa responsabilità o irresponsabilità, non poteva che concludersi così: [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-298" title="earth1" src="http://blog.schole.it/wp-content/uploads/2009/12/earth1.jpg" alt="earth1" width="250" height="250" />Carlo Bonzanino</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><strong><br />
</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">La conclusione dell’articolo di Lucio Caracciolo dal titolo “L’America, la Cina e la sfida del clima”, pubblicato su la Repubblica del 1.12.2009 è emblematico. Un articolo corto, chiaro nella sua stringatezza, lineare e comprensibile, alieno da analisi e previsioni tecnico/scientifiche o da conclusioni manichee circa responsabilità o irresponsabilità, non poteva che concludersi così: “Insomma, la  Terra è una e la specie umana pure, ma ci comportiamo come fossero tante (<em>e in costante concorrenza fra loro, nota di chi scrive</em>) ; non sarà Copenaghen a cambiarci la testa”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">Quest’ultima parola rimanda al titolo del libro, “La testa ben fatta”, di Edgar Morin, studioso francese che si è occupato del “pensiero complesso” e della complessità della vita e della natura umana; egli ci invita a riflettere “<strong><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Arial;">sull’attuale stato dei saperi e sulle sfide che caratterizzano la nostra epoca: la posta in gioco sono i nuovi problemi posti alla convivenza umana da una interdipendenza planetaria irreversibile fra le economie, le politiche, le religioni, le conoscenze di tutte le società umane”</span></em></strong> (<em>dalla presentazione del volume citato<span> </span>Raffaello Cortina Editore).</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">In entrambi i casi, articolo e libro, la soluzione, ammesso che esistano soluzioni a quelli che definiamo ipocritamente “problemi ambientali”, passa per la “testa”, per la mente, per la sua sede anatomica, il cervello, in poche parole attraverso il pensiero dell’uomo. È naturalmente auspicabile, come dice Morin, che questa sia “ben fatta”: in grado cioè di leggere ed interpretare il mondo e la Terra nelle sue infinite manifestazioni e soprattutto se stessa, come parte integrante di un unico, globale, sistema complesso cui non può che corrispondere un pensiero complesso, aperto, collegato in sintonia, ricettivo, attento, accogliente, orientato all’empatia.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">Come è auspicabile che le “teste” dei cosiddetti Grandi (pro tempore) su cui convergono le nostre aspettative, siano o vogliano essere a loro volta sufficientemente ”ben fatte” e possano individuare ed indicare se non soluzioni, almeno percorsi orientati a maggiore equilibrio, temperanza, giustizia, equità.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">Non sarà certo Copenaghen a cambiarci la testa, come non lo è stata Kyoto, come non lo sono state Johannesburg o prima ancora Rio de Janeiro; primi vagiti di una “società ecologica” li ritroviamo o già nella <span> </span>prima Conferenza <strong><span style="font-family: Arial;"><span> </span></span></strong>delle Nazioni Unite sull’ambiente umano tenutasi a Stoccolma nel 1972, il cui messaggio “umanistico” sembra essersi un po’ impantanato nelle sabbie mobili dell’egoismo umano ( 37 anni per immaginare ed adottare percorsi di cambiamento di “testa” non sono pochi…..).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">Forse un reale, avvertibile cambiamento potremo solo verificarlo attraverso una graduale riforma del “pensiero” (sono affermazioni e prospettive di Edgar Morin) che non può che derivare da una riforma dell’insegnamento o meglio dell’educazione, di una rivalutazione del concetto di “rispetto”, della ricostruzione di condizioni relazionali che ridiano nuovo ossigeno a forme di fiducia e reciproco riconoscimento e investimento. Ci muoviamo purtroppo però ancora e sempre più avvolti in una circolarità perversa che ha i suoi poli in una moltitudine umana in crescente, inebetita concorrenza nella sua cieca rincorsa all’avere, da un lato, e dall’altro nella sua più o meno legittima e democratica rappresentanza (i cosiddetti “Grandi”) costituita da un “potere” tecnico/politico/economico/burocratico/pseudo religioso, utile solo a chi riesce ad arraffarne qualche lembo o a chi si adagia mollemente nel suo risucchio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">Il “pensiero dominante”, che ispira questo vortice, è la risultante attuale di un pensiero, dipanatosi nei secoli, che sta vedendo il prevalere della corrente “utilitarista, prevaricante e disgiuntiva” su quella “umanista, solidale e connettiva”. Se il messaggio che acriticamente ci trasmettiamo attraverso gli innumerevoli strumenti di comunicazione e relazione di cui dispone oggi l’umanità (in cui però di nuovo prevalgono quelli freddamente ed impersonalmente tecnologici a scapito di una Scuola, relegata a funzione di modesto “imparificio”) è il primo, non possiamo far finta di stupirci (se lo facciamo) per l’andamento eco-sociale o illuderci che chi ci rappresenta riesca, possa o voglia trasparentemente avventurarsi con fatica e rischio su percorsi di interesse e vantaggio globalmente indifferenziato e non solo di caste e gruppi di potere.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">Forse può essere attraverso<span> </span>nuovi e fantasiosi slanci di “cultura”, di istruzione/educazione e di rinnovata sapienza – non limitata all’acquisizione individualistica di più e nuovi saperi &#8211; in una innegabilmente faticosa ma certamente più giusta crescita collettiva di “conoscenza”, che l’umanità potrà illuminare sentieri meno incerti ed impervi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">Non è certamente tardi per la Terra, che a quanto ci è dato sapere, vista da fuori, sarà forse un po’ meno blu e un po’ più grigia e potrà dare lavoro ai geografi impegnati nel ridisegnare coste e confini di continenti e terre emerse/sommerse. Forse non è tardi nemmeno per la qualità di vita complessiva raggiunta da una parte della specie umana e rincorsa da un’altra importante parte, che guarda sempre al futuro, per non ammettere e accorgersi di essere già dentro una discreta emergenza (perché dovrebbero scaldarsi tanto gli scienziati, i “Grandi”, e le loro coorti?).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">Forse, però, oltre alle conferenze tematiche sui temi/problemi avvertiti come più urgenti e pressanti; nel caso attuale i cambiamenti climatici e la sequenza di problemi correlati, ma la continua perdita di suoli e territorio fertile per invasione umana, la perdita di biodiversità e di specie animali che viaggiano con noi, l’imbarbarimento nei rapporti sociali, l’imbruttimento dei paesaggi, la paura,<span> </span>l’incertezza, la precarietà crescenti sono forse “problemi ambientali” meno importanti che non incidono sulla qualità della nostra vita collettiva? Potrebbe essere utile una “conferenza permanente”di elaborazione e diffusione di “pensiero complesso”, una scuola-mondo per una società-mondo,<span> </span>capace di raccogliere e trasferire (perché già ci sono) elaborazioni ideali e concettuali ora troppo frantumate, disperse e osteggiate per poter essere sufficientemente incisive, capace di ispirarne l’avanzamento ed una pratica traduzione nel lavorio umano.</p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Potrebbe essere utile, forse, un ridimensionamento del potere dei politici, degli economisti, dei tecnocrati, degli scienziati per ridare credito e spazio alla cultura, ai pensatori, ai filosofi.</span></p>
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		<title>Il riscaldamento globale si batte anche con l&#8217;educazione</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 16:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salomone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mario Salomone   Contro il cambiamento climatico ci vogliono, certo, norme rigorose, accordi chiari e coraggiosi, mezzi finanziari consistenti, investimenti e misure concrete. Ma è anche necessario sviluppare conoscenze e competenze adatte a costruire una società capace di emettere meno gas serra, di affrontare problemi complessi, di tessere reti di relazioni e partenariati, di scegliere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Mario Salomone</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><a href="/portale/pianeta-eco/ultimo-numero.html"></a></p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><img class="alignleft size-full wp-image-294" title="nov09_cop_rid" src="http://blog.schole.it/wp-content/uploads/2009/12/nov09_cop_rid.jpg" alt="nov09_cop_rid" width="162" height="212" />Contro il cambiamento climatico ci vogliono, certo, norme rigorose, accordi chiari e coraggiosi, mezzi finanziari consistenti, investimenti e misure concrete. Ma è anche necessario sviluppare conoscenze e competenze adatte a costruire una società capace di emettere meno gas serra, di affrontare problemi complessi, di tessere reti di relazioni e partenariati, di scegliere tra varie soluzioni possibili. La lotta al riscaldamento globale del pianeta non si fa solo con decisioni dall’alto o con innovazioni tecnologiche delegate agli “addetti ai lavori”. “Cambiare il sistema”, e non il clima, come dice uno degli slogan dei manifestanti giunti nella capitale danese per seguire la COP15, richiede partecipazione, collaborazione, consapevolezza, condivisione di obiettivi, nuove professionalità e rinnovamento di quelle esistenti.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Ci vuole insomma &#8211; accanto a una più decisa azione a livello di politiche nazionali e internazionali &#8211; una grande azione culturale, di formazione, di informazione, di sensibilizzazione a livello globale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">L’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile sono appunto gli strumenti indispensabili per un’azione di questo tipo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">C’è pertanto da augurarsi che la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico in corso a Copenhagen lanci anche un forte appello a rafforzare l’educazione all’ambiente e alla sostenibilità, inserendola tra gli impegni richiesti ai Governi di tutto il mondo.</span></span></p>
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		<title>Enel, il nucleare sul petto</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 21:18:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salomone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono le giovani generazioni il leit motiv della campagna pubblicitaria lanciata da Enel. Fonti rinnovabili e centrali atomiche non fa differenza: tutto è messo sullo stesso piano di una &#8220;energia senza emissioni&#8221;. Pagine e pagine a pagamento inneggiano alle reti intelligenti e a un&#8217;energia del futuro &#8220;competitiva e pulita&#8221;. Sembra di essere tornati agli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-287" title="t-shirt-atomica1" src="http://blog.schole.it/wp-content/uploads/2009/12/t-shirt-atomica1-267x300.jpg" alt="t-shirt-atomica1" width="267" height="300" />Sono le giovani generazioni il leit motiv della campagna pubblicitaria lanciata da Enel. Fonti rinnovabili e centrali atomiche non fa differenza: tutto è messo sullo stesso piano di una &#8220;energia senza emissioni&#8221;.</p>
<p>Pagine e pagine a pagamento inneggiano alle reti intelligenti e a un&#8217;energia del futuro &#8220;competitiva e pulita&#8221;. Sembra di essere tornati agli anni &#8217;50 e &#8217;60, ai miti di uno sviluppo per tutti, di cui il rapporto del 1972 al Club di Roma avrebbe indicato i limiti e che la realtà di questi decenni ha dimostrato essere truffaldino, distritutivo per l&#8217;ambiente e per le società umane.</p>
<p>La vita, ci dice Enel, è &#8220;en rose&#8221;, basta affidarsi alle sue mirabolanti tecnologie. E incolpevoli adolescenti diventano &#8220;testimonial&#8221; del ritorno all&#8217;atomo, mettendo la loro giovinezza e le loro grazie al servizio dell&#8217;occupazione e della militarizzazione del territorio , della moltiplicazione dei rischi, della concetrazione degl investimenti e del potere nelle mani di pochi grandi gruppi, del saccheggio delle risorse idriche e di tutti gli altri risvolti negativi che il nucleare presenta. </p>
<p>Il tutto sarebbe un contributo alla lotta al cambiamento climatico, in concomitanza con la conferenza mondiale di Copenhagen. Ma contro il climate change ci vuole un system change, non un po&#8217; di centrali atomiche disseminate sul quel che resta dell&#8217;ex-Bel Paese.</p>
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