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Archivio per febbraio 2010

Un utile esempio

17 febbraio 2010

Mario Salomone

education-environnement-caen-octobre-2009L’incontro nazionale dell’educazione ambientale francese tenutosi l’ottobre dello scorso 2009 a Caen, Bassa  Normandia, rappresenta un’interessante esperienza da cui forse molte altre realtà nazionali potrebbero trarre utili spunti di lavoro.
Tre gli elementi da sottolineare:
1. Il primo è il metodo, che ha visto migliaia di persone partecipare ad incontri locali e poi regionali affidati all’organizzazione da parte degli attori del territorio.
2. Il secondo è l’ampiezza della partecipazione in termini di soggetti rappresentati, che andavano dalle istituzioni, ai parchi, alle regioni, al mondo della scuola, all’associazionismo di ogni tipo, ai sindacati e alle imprese.
3. Il terzo, che è poi alla base del successo delle “Assises” di Caen e del processo partecipativo che le ha preparate, sta nella capacità della società civile francese di collaborare senza rivalità e di dare vita a un organismo (il CFEEDD, “collettivo francese dell’educazione all’ambiente verso lo sviluppo sostenibile”) in cui sono attive reti, associazioni, istituzioni.
Certo, in Francia c’è un forte spirito “repubblicano” fondato su valori come la solidarietà, la fratellanza, la laicità che improntano anche l’educazione ambientale dei nostri cugini di Oltralpe.
In Italia l’esempio andrebbe senz’altro ripreso, per ridare slancio e motivazioni al mondo composito dell’educazione ambientale ma anche per allargarne il campo e coinvolgere nuovi soggetti, obiettivo possibile, come si è visto grazie al Decennio delle Nazioni Unite (il DESS) e all’azione della Commissione italiana UNESCO.

Formazione

La morte, che ridere

13 febbraio 2010

Mario Salomone

Tra i molti aspetti che a febbraio 2010 la vicenda in cui è coinvolto il capo della protezione Civile Bertolaso ha fatto emergere (e che ha suscitato l’indignazione dei cittadini dell’Aquila e della altre zone dell’Abruzzo colpite dal sisma) c’è la trascrizione di una telefonata tra alcuni costruttori. Che si sono fatte grasse risate alla notizia del terremoto. “Non ne capita mica uno tutti i giorni”: che pacchia. Se non c’è qui, bisogna magari correre ad Haiti.

Sono profondamente convinto che anche gli impresari di pompe funebri abbiano gioito e che si freghino le mani ogni volta che c’è una epidemia di influenza: così muoiono tanti vecchietti.

E ho il fondato sospetto che i costruttori auspichino non la lotta al riscaldamento climatico ma un innalzamento dei mari anche al di sopra del previsto: quattromila chilometri di difese costiere da innalzare sono un business mica male.

Del resto, lo diceva già Bob Kennedy in un celebre discorso del marzo 1968 che

“Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.”

E Patrick Viveret, in un rapporto del 2020 al Governo francese sui nuovi criteri di ricchezza concordava sul fatto che il prodotto interno lordo comprende anche incidenti e inondazioni: “Ogni distruzione, allorché genera dei flussi monetari (riparazioni, cure, assicurazioni, sostituzioni ecc.), è contabilizzata positivamente.”

Quello che non sapevamo, ma che immaginavamo, e di cui ora abbiamo la conferma, è che c’è molta gente che ride quando qualcuno muore: i fabbricanti di armi quando scoppia una guerra, i costruttori quando crollano le case, i carri attrezzi quando qualcuno si schianta in autostrada. O che ci sono molti imprenditori che cinicamente non piangono: i produttori di latte avvelenato e cibi adulterati, gli spacciatori di medicine dannose o scadute, i proprietari di fabbriche pericolose, gli inquinatori consapevoli. Non c’è bisogno di essere trafficanti di droga o rapinatori per lucrare sul crimine: c’è una fetta importanterremoto-haitite della finanza e dell’impresa internazionale che si fonda sulla morte. Che ridere.

Sostenibile, Territorio