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Aspettando Copenaghen

terra_mano2Siti internet e giornali sono ricchi di articoli che riguardano il vertice ONU sul clima che si terrà dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen. Grandi speranze sono state riposte in questa conferenza, durante la quale, a dodici anni dagli accordi di Kyoto, si cercherà di costruire una nuova intesa sul clima.

Oltre a regolare il periodo post 2012, data in qui il Protocollo di Kyoto cesserà di essere vincolante, il nuovo accordo dovrebbe coinvolgere importanti potenze mondiali, come gli Stati Uniti e i nuovi paesi emergenti, che non hanno firmato il precedente protocollo.

L’ambizione più alta è che si giunga ad un accordo globale, che sviluppi e prolunghi gli obiettivi di Kyoto. In realtà tanti sono gli interrogativi e i dubbi che sono già emersi prima dell’inizio dei lavori: si giungerà ad un protocollo condiviso a livello globale? Quale sarà il ruolo delle grandi potenze occidentali e dei paesi emergenti? Sarà realmente vincolante l’accordo che si concluderà?

Le voci e le riflessioni che si susseguono negli ultimi giorni sono altalenanti: gli Stati Uniti sostengono di voler ridurre le emissioni di CO2 del 4% entro il 2020 e del 32% entro il 2030, la Cina parla invece del 40-45% entro il 2020, mentre il Brasile sembrerebbe deciso a bloccare la deforestazione e a ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2020 .

Recente è inoltre la notizia della creazione di una prima bozza danese del documento da proporre ai Paesi riuniti per la conferenza ONU, in cui si propone di dimezzare entro il 2050 i gas serra prodotti; l’80% dei tagli dovrebbe essere effettuato dai Paesi industrializzati. Il picco delle emissioni di CO2 dovrebbe, sempre secondo il Governo danese, essere raggiunto entro il 2020.

Questa proposta però non è piaciuta al Governo indiano, che teme che ciò causi un blocco dello sviluppo economico per gli Stati di recente industrializzazione. Da New Dehli giunge la richiesta di non imporre un limite temporale per la riduzione di emissioni di anidride carbonica. Forse la disponibilità da parte dei Paesi industrializzati di offrire aiuti economici a quelli in via di sviluppo potrebbe aiutare a trovare un accordo condiviso globalmente.

Sicuramente uno dei problemi da risolvere durante il vertice sarà il rapporto tra Paesi sviluppati ed emergenti e gli eventuali aiuti economici da rivolgere a questi ultimi. Fino a questo momento però i Governi europei non hanno definito ancora alcun impegno finanziario.

Bisogna a questo punto chiedersi che ruolo avrà l’Italia a Copenaghen. Sembra che il Presidente del Consiglio Berlusconi si sia reso disponibile a partecipare al vertice, ma la Prestigiacomo ha preventivamente dichiarato che l’Italia non sarà disposta a firmare un accordo che vincoli legalmente solo alcuni paesi, come per il Protocollo di Kyoto.

Bisognerebbe anche riflettere sul fatto che in Italia il quadro di regole e incentivi relativi alle energie rinnovabili non risulta essere chiaro, complicando la scelta di chi, privati e aziende, scegliere di utilizzare fonti di energia poco inquinanti e verdi.

marta Energia

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