Il riscaldamento globale si batte anche con l’educazione
Mario Salomone
Contro il cambiamento climatico ci vogliono, certo, norme rigorose, accordi chiari e coraggiosi, mezzi finanziari consistenti, investimenti e misure concrete. Ma è anche necessario sviluppare conoscenze e competenze adatte a costruire una società capace di emettere meno gas serra, di affrontare problemi complessi, di tessere reti di relazioni e partenariati, di scegliere tra varie soluzioni possibili. La lotta al riscaldamento globale del pianeta non si fa solo con decisioni dall’alto o con innovazioni tecnologiche delegate agli “addetti ai lavori”. “Cambiare il sistema”, e non il clima, come dice uno degli slogan dei manifestanti giunti nella capitale danese per seguire la COP15, richiede partecipazione, collaborazione, consapevolezza, condivisione di obiettivi, nuove professionalità e rinnovamento di quelle esistenti.
Ci vuole insomma – accanto a una più decisa azione a livello di politiche nazionali e internazionali – una grande azione culturale, di formazione, di informazione, di sensibilizzazione a livello globale.
L’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile sono appunto gli strumenti indispensabili per un’azione di questo tipo.
C’è pertanto da augurarsi che la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico in corso a Copenhagen lanci anche un forte appello a rafforzare l’educazione all’ambiente e alla sostenibilità, inserendola tra gli impegni richiesti ai Governi di tutto il mondo.
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Sono appena tornato da NY, Nazioni Unite e ci sono una serie di
problemi che non verranno affrontati a Copenhagen.
Non penso che i meeting di questo tipo risolvano niente. Sono solo uno
stunt per coinvolgere il pubblico e per dare un’immagine di attività
nel settore.
Chi è interessato ad una campagna contro l’uso delle buste di plastica
nei supermercati? Ogni supermercato mette in giro a Pescara tonellate
(circa 500 000 buste/anno).
Dovrebbero essere vietate ma nessuno ne tiene conto.
Gianni Belcaro SELAB
Perfettamente d’accordo, il primo passo deve essere la politica, le istituzioni. Ad esempio con gli incentivi per la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili mi sembrano un buon inizio, ma è solo l’inizio.. Le istituzioni vanno di certo però continuamente spronate dalla società civile.
ciao