L’atomo sulla testa

9 dicembre 2009

pubblicita-enelMario Salomone

Le centrali nucleari sono ancora di là da venire (augurandoci comunque che non arrivino) ma per la pubblicità ENEL sono ormai cosa fatta, componente indiscussa dell’offerta energetica, tanto da essere diventate una presenza fissa nelle sue campagne pubblicitarie.

Ai bambini e ai ragazzi, le generazioni future delle inserzioni (beh, ammesso che le centrali si facciano, gli anziani non arriveranno a vederle…), l’ENEL promette un bengodi di energia di cui le centrali nucleari fanno parte. Il lavaggio del cervello è insomma cominciato, l’energia atomica, bocciata dall’economia, dalla logica e dalla sicurezza nonché da un referendum popolare, diventa un fatto preoccupantemente “normale”, che si insinua nel paesaggio delle fonti energetiche insieme alle altre fonti.

salomone Energia

Aspettando Copenaghen

2 dicembre 2009

terra_mano2Siti internet e giornali sono ricchi di articoli che riguardano il vertice ONU sul clima che si terrà dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen. Grandi speranze sono state riposte in questa conferenza, durante la quale, a dodici anni dagli accordi di Kyoto, si cercherà di costruire una nuova intesa sul clima.

Oltre a regolare il periodo post 2012, data in qui il Protocollo di Kyoto cesserà di essere vincolante, il nuovo accordo dovrebbe coinvolgere importanti potenze mondiali, come gli Stati Uniti e i nuovi paesi emergenti, che non hanno firmato il precedente protocollo.

L’ambizione più alta è che si giunga ad un accordo globale, che sviluppi e prolunghi gli obiettivi di Kyoto. In realtà tanti sono gli interrogativi e i dubbi che sono già emersi prima dell’inizio dei lavori: si giungerà ad un protocollo condiviso a livello globale? Quale sarà il ruolo delle grandi potenze occidentali e dei paesi emergenti? Sarà realmente vincolante l’accordo che si concluderà?

Le voci e le riflessioni che si susseguono negli ultimi giorni sono altalenanti: gli Stati Uniti sostengono di voler ridurre le emissioni di CO2 del 4% entro il 2020 e del 32% entro il 2030, la Cina parla invece del 40-45% entro il 2020, mentre il Brasile sembrerebbe deciso a bloccare la deforestazione e a ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2020 .

Recente è inoltre la notizia della creazione di una prima bozza danese del documento da proporre ai Paesi riuniti per la conferenza ONU, in cui si propone di dimezzare entro il 2050 i gas serra prodotti; l’80% dei tagli dovrebbe essere effettuato dai Paesi industrializzati. Il picco delle emissioni di CO2 dovrebbe, sempre secondo il Governo danese, essere raggiunto entro il 2020.

Questa proposta però non è piaciuta al Governo indiano, che teme che ciò causi un blocco dello sviluppo economico per gli Stati di recente industrializzazione. Da New Dehli giunge la richiesta di non imporre un limite temporale per la riduzione di emissioni di anidride carbonica. Forse la disponibilità da parte dei Paesi industrializzati di offrire aiuti economici a quelli in via di sviluppo potrebbe aiutare a trovare un accordo condiviso globalmente.

Sicuramente uno dei problemi da risolvere durante il vertice sarà il rapporto tra Paesi sviluppati ed emergenti e gli eventuali aiuti economici da rivolgere a questi ultimi. Fino a questo momento però i Governi europei non hanno definito ancora alcun impegno finanziario.

Bisogna a questo punto chiedersi che ruolo avrà l’Italia a Copenaghen. Sembra che il Presidente del Consiglio Berlusconi si sia reso disponibile a partecipare al vertice, ma la Prestigiacomo ha preventivamente dichiarato che l’Italia non sarà disposta a firmare un accordo che vincoli legalmente solo alcuni paesi, come per il Protocollo di Kyoto.

Bisognerebbe anche riflettere sul fatto che in Italia il quadro di regole e incentivi relativi alle energie rinnovabili non risulta essere chiaro, complicando la scelta di chi, privati e aziende, scegliere di utilizzare fonti di energia poco inquinanti e verdi.

marta Energia

“Stia la suo posto!” colpisce anche Vercelli

5 ottobre 2009
Foto scattata da Franco

Foto scattata da Franco

Vercelli è una piccola città che soffre di alcuni mali, alcuni cronici e difficilmente guaribili, altri semplici da curare. Tra essi, la viabilità. Nel silenzio e nell’indifferenza/inazione di chi potrebbe – in realtà
dovrebbe – “vigilare”, si trascinano e diffondono comportamenti confliggenti con il “normale” senso etico. E non alludo al sommo ordine apprezzabile,ad esempio, in Alto Adige; alludo al “minimo sindacale” di senso etico…
Fa dispiacere! Soprattutto sapendo che Vercelli non è nata per essere violentata da orde di autovetture (basta guardare il tracciato stradale) e sapendo altresì che è bella  da calcare, tracciare, solcare a piedi e/o in bicicletta.
Inoltre, si aggiunge all’eccesso di autovetture in circolazione (anche nelle zone pedonali…), la deprecabile abitudine dei conducenti di parcheggiare “creativamente” anche su piste ciclabili, marciapiedi, ecc. (il tutto sempre nell’impunità più assoluta).
Tutto quanto premesso, tralasciando discorsi importantissimi e tragicamente attuali come salute, ben-essere, “vivibilità”, ecc.
Lascio alle immagini (ritraenti una pista ciclabile e un marciapiede!) il compito di narrare ciò che quotidianamente accade.
Pochi minuti prima di stendere questa breve premessa, leggendo un libro dell’illuminato/ante Luigi Zoja – celebre psicoanalista e scrittore – mi sono imbattuto in una pagina (vedere le sottolineature in rosso) dal sapore amaro che, riferita a ciò che ho premesso, fa sorridere a denti (molto) stretti.
Buone visione e lettura!
Franco

claudia_g Sostenibile

Senza cartelli più sicurezza

5 ottobre 2009

cartelli-stradalinoSi tratta di un’iniziativa per responsabilizzare gli automobilisti attraverso l’assenza di segnaletica stradale che li costringerebbe inevitabilmente a prestare più attenzione alla strada e alla guida.

Chi ci ha provato non ha dubbi: l’insicurezza è sicura. È la politica del traffico adottata nel paese di Dracthen in Olanda (22.000 ab.) dove, abolita ogni forma di regolamentazione e segnaletica stradale, la media cittadina di otto incidenti l’anno è piombata a zero. A Drachten, ora valgono solo due regole 1) precedenza a coloro che arrivano da destra; e 2) ciò che ostacola gli altri, sarà rimosso. Tradotta in pratica l’idea di un ingegnere locale, Hans Monderman, per il quale le regole non risolvono i problemi ma li aggravano, l’amministrazione ha avviato la “liberalizzazione” del codice della strada, “che lasci gli automobilisti a sbrigarsela da sé quando si tratta di stabilire chi ha la precedenza o decidere quando è bene rallentare. Non una deregolamentazione selvaggia bensì la creazione di spazi condivisi: aree semi-pedonalizzate allietate da alberi, zone verdi, fontane, aiuole dove le auto cessano di essere padrone indiscusse per diventare comproprietarie dello spazio insieme a pedoni e ciclisti”.

Il paradosso di Monderman è semplice: occorre rendere le strade più pericolose per aumentarne la sicurezza. Privati dei cartelli e disorientati dall’assenza della segnaletica a terra, gli automobilisti tendono ad alzare il piede dall’acceleratore e a guardarsi intorno. Un principio che è stato ripreso per il progetto europeo «Shared Space», cui partecipano sette Comuni in Germania, Belgio, Olanda, Danimarca e Gran Bretagna.

Due le possibili spiegazioni del successo di una scelta così radicale: l’alto senso civico della popolazione esaltato dall’assenza di “regole imposte”, oppure un accresciuto senso di timore che, nell’assenza di indicazioni comportamentali, induce cautela perché scontrarsi o investire qualcuno può far male, fisicamente ed economicamente.

La relazione uomo/società/ambiente è paradigmatica per quanto attiene al discorso delle “regole”: non c’è forse settore che abbia visto un proliferare di norme, leggi, impegni, accordi come quello che nel corso degli ultimi decenni ha caratterizzato il discorso “ambientale”: anche in questo caso spesso disattese, aggirate, eluse.

Forse perché siamo ancora carenti della regola fondamentale, che condiziona l’osservanza di tutte le altre, una regola di valore generale che non può essere scritta in quanto non comporta sanzioni, che nasce solo dal rispetto e dal convincimento profondo che la qualità della nostra vita è strettamente correlata a quella del nostro intorno fatto di ambienti, naturali e artificiali, e da altri esseri viventi.

giulia_m Sostenibile

Energia personale per città più vivibili

18 settembre 2009

giornata-europea-della-mobilita-sostenibileSi sta celebrando in questi giorni in tutta Europa la Settimana Europea della Mobilità Urbana Sostenibile, iniziativa che culminerà nella giornata del 22 settembre dedicata alla circolazione senza auto, un modo per invogliare i cittadini a sperimentare la produzione di energia personale con la propria pedalata o, perchè no, una sana camminata.

Una ricorrenza importante per fermarci a riflettere sulla gravità dei costi sociali che i nostri stili di vita inquinanti comportano e che gravano su tutti noi, e sulla sacralità del recupero di forme di mobilità più sostenibili, per l’ambiente e per la nostra stessa  salute.

Trasporto pubblico locale, car sharing, piste ciclabili, park pricing (parcheggi a pagamento),blocco del traffico, piedibus, car pooling, sono tutti interventi pensati e messi in atto dalle amministrazioni comunali per limitare l’impatto delle emissioni di gas serra, l’inquinamento acustico, la congestione del traffico cittadino e l’incidentalità.

Ma per una svolta di qualità realmente incisiva occorre partire da una rivoluzione umana profonda che faccia leva su ognuno di noi, sul nostro saper vivere in modo armonico e sobrio con la natura e con gli altri, sperimentato da bambini e poi atrofizzatosi nel tempo, forse fagocitato dalla fretta e dalla comodità della società tecnologica.

Recuperare il piacere di usare la propria energia personale per spostarsi e vivere la città a ritmi più moderati è un buon punto di partenza per investire in un futuro più vivibile. Solo così potremmo riprendere in mano le redini della gestione degli spazi pubblici, sentendoci veramente al centro del contesto urbano e non mere comparse.

E’ una questione di vivibilità, quella che le vie cittadine occidentali stanno progressivamente perdendo.

giulia_m Energia

“Stia al suo posto!” sta crescendo…leggi i commenti!

17 settembre 2009

stopLa campagna “Stia al suo posto!”, ideata e lanciata dal portale dell’educazione sostenibile contro i parcheggiatori selvaggi, sta andando avanti e sta coinvolgendo un numero sempre più alto di cittadini che non sono disposti a rimanere in silenzio davanti ad atteggiamenti di mancato rispetto degli spazi comuni!

Sono molti i commenti che giungono ogni giorno in redazione e qui di seguito ne riporteremo qualcuno.

Se anche tu vuoi partecipare a questa campagna, che certo non si propone di cambiare il mondo, ma spera almeno di dare una “lezone morale” a tutti coloro che si credono i padroni della città senza rispettare minimamente il prossimo, questo spazio è dedicato a te.

Qui di seguito sono riportati alcuni commenti sulla campagna.

  • “Appreso della bella iniziativa di cui in oggetto mi chiedo se questo link di filmati vi può servirvi per ‘documentare’ le cattivissime pratiche legate alla mobilità della città in cui vivo: Vercelli. Tutto ciò che vedrete, avviene nel disinteresse più totale, anche di chi dovrebbe garantire che la gente “stia al suo posto”…
    Resto in attesa di un gentile riscontro e vi lascio i miei più cordiali saluti. Franco
    http://www.youtube.com/user/Ehmmobbasta#play/uploads
  • Bella iniziativa.
    Vi segnalo un cartello letto a COMO e sparso per i posteggi cittadini con su scritto
    ” VUOI IL MIO POSTO? PRENDI IL MIO HANDICAP ”
    Saluti Mauro B.
  • Gentilissimi di eco educazione, veniamo a rispondere, e comunque non siamo d’accordo con voi per le multe in qualsiasi forma vengano fatte, ma reputaziamo che la miglior soluzione e l’educazione bisogna fare una massiccia campagnia sull’educazione senza dover penalizzare nessuno , ancora atutt’oggi che sembra che vi siano accorgimenti in tal proposito in realtà non è così ma solo un modo per prendere fondi dalle istituzioni, spendere il minimo e poi abbandonare, pertanto reputo che l’educazione deve andare avanti ed insegnare ad altri a trasmetterla, la vostra idea e sicuramente molto bella ma ci chiediamo quanto tempo riuscirete a portarla avanti ?????
    Ringraziandovi e sempre a disposizione,
    Presidente Regionale
    Luigi L.
  • Aderisco pienamente allo spirito d ella campagna, anche se non sono disegnatore nè fotografo. Aggiungo una proposta per la campagna di educazione: GLI AUTOVEICOLI DEVONO FERMARSI AI PASSAGGI PEDONALI PER DARE REALMENTE LA PRECEDENZA AI PEDONI, SENZA ASPETTARE CHE RISCHINO LA VITA AVVENTURANDOSI PER ATTRAVERSARE, ESATTAMENTE COME FANNO AGLI STOP, DOVE CHI ARRIVA E’ UNA SOLIDA AUTO E NON UN FRAGILE PEDONE! ABITUIAMO AMCHE I PEDONI A PRETENDERE IL LORO DIRITTO: SPESSO BASTA STENDERE UN BRACCIO SEGNALANDO DI AGLI AUTOMOBILISTI IN ARRIVO FERMARSI. Grazie
    Angelo B.
  • Gentili Signori,
    apprezziamo molto la vostra campagna e vorremmo segnalarvi che anche la nostra associazione ha da tempo sul proprio sito una serie di volantini volti a sensibilizzare gli automobilisti al rispetto degli utenti deboli della strada.
    Solitamente potete trovare la segnalazione della nostra campagna alla pagina http://www.genitoriche.org/ARCHIVIO-FILES/gche_3volantini.pdf
    In questi giorni trovate la segnalazione anche in Home Page.
    Se pensate che sia utile, vi autorizziamo a pubblicare nella vostra Mediagallery i nostri volantini.
    Grazie per la cortese attenzione e buona continuazione del vostro lavoro.
    Redazione GenitoriChe.

Sul portale dell‘educazione sostenibile puoi vedere le immagini inviate alla redazione.

La campagna “Stia al suo posto!” sta crescendo… dai anche tu il tuo contributo contro i parcheggiatori selvaggi e riprenditi i tuoi spazi. Invia commenti, disegni di “multe morali” che vorresti vedere sui parabrezza delle macchine, segnala e fotografa piste ciclabili rovinate o con percorsi od ostacoli “improbabili”, strade dissestae e tutto ciò che rende difficoltosa la mobilità in città.

17 settebre 2009

claudia_g Sostenibile

L’ONU sul G8 L’Aquila – 9 luglio 2009

21 luglio 2009

Manuale DipartimentoAQUILA.inddIl Segretario Generale delle Nazioni Ban Ki-moon ritiene i risultati sul clima ‘non sufficienti” e accoglie con soddisfazione le decisioni sulla sicurezza alimentare

Dalla Dichiarazione Stampa sul G8 e Forum delle Maggiori Economie
Gli impegni espressi nell’incontro dei leader del G8 e del Forum delle Maggiori Economie (MEF) sono benvenuti ma ancora non sufficienti. Molto di più deve essere fatto perchè i governi possano prendere un nuovo accordo sul clima a Dicembre a Copenaghen.
Il tempo del rinvio e delle mezze misure è scaduto. E’ necessaria la leadership personale di ogni Capo di Stato e di Governo per stabilire che è arrivato il momento di proteggere l’umanità e il pianeta da uno dei pericoli più seri con cui ci si sia mai confrontati.
Per questo motivo il Segretario Generale convocherà un Summit globale sui Cambiamenti Climatici il 22 Settembre a New York. Le Nazioni Unite porteranno tutti i protagonisti intorno al tavolo e offriranno una onesta mediazione per risolvere le questioni chiave. La crisi climatica, tuttavia, non può essere risolta soltanto dalle Nazioni Unite. Sono i leader politici nazionali che devono agire.
I Paesi rappresentati all’Aquila sono responsabili per più dell’ 80% dell’ emissioni globali ed è questo il motivo per cui hanno particolare responsabilità nel trovare una soluzione all’ impasse politico. Se non riescono ad agire quest’anno, essi avranno sprecato un’ opportunità storica unica che potrebbe non presentarsi più.
I leader affrontano le pressioni politiche interne. Ma la situazione richiede che agiamo con urgenza in quanto comunità globale . E’ necessario non far aumentare la temperatura globale di più di due gradi centigradi e mantenere l’obiettivo globale del 50%di riduzione delle emissioni per il 2050 perchè questo sia possibile.
Il Segretario-Generale è soddisfatto dell’accordo del G8 su l’obiettivo a lungo termine per ridurre le emissioni dell’ 80% entro il 2050. Perché questo sia credibile, tuttavia, c’è bisogno di obiettivi ambiziosi a medio termine e chiari linee guida di base. Per raggiungere tale obiettivo globale, i paesi sviluppati devono dare l’esempio nel prendere impegni precisi per ridurre le loro emissioni entro il 2020, nell’ordine del 25 – 40 per cento al di sotto dei livelli del 1990 che la Tavola Rotonda Intergovernativa sui Cambiamenti Climatici richiede. E’ seccante notare che fino ad ora gli obiettivi di emissioni a medio termine annunciato dai paesi sviluppati nel MEF non siano di questa portata.
Ogni paese deve fare la sua parte sulla base del principio dell’equità. I paesi in sviluppo devono anche contribuire con un impegno nazionale a mitigare emissioni in modo che siano adeguate alla nazione, misurabili, controllabili e verificabili.
I paesi in via di sviluppo hanno bisogno di trovare assistenza tecnologica . C’è bisogno di fondi anche per assistere i paesi in sviluppo più vulnerabili ad adattarsi agli effetti nefasti dei Cambiamenti Climatici.
Ci troviamo di fronte ad un bivio storico. Gli affari non sono praticabili come lo sono stati in passato. Altre due sfide globali fanno pressione e i leader mondiali devono tenerne conto, si tratta dell’insicurezza alimentare e dell’influenza pandemica H1N1.
Al contrario della percezione popolare che la crisi alimentare sia passata, l’insicurezza dell’accesso al cibo opprime il pianeta con più di un miliardo di persone che vanno a letto affamate ogni notte. E’ inaccettabile e insostenibile.
Dobbiamo avere un approccio globale al problema come sottolineato dal Sistema della Task Force ad Alto Livello sulla Crisi della Sicurezza Mondiale Alimentare delle NU. Questo significa non solo affrontare I bisogni di chi a fame oggi, ma fare anche investimenti in agricoltura che possa permetterci di evitare questa situazione in futuro.
In questo contesto la richiesta del G8di $15 miliardi nei prossimi tre anni è benvenuta. Adesso c’è bisogno di concretizzare quella richiesta e lavorare insieme per sostenere i piani di azione nazionali in modo integrato.
La pandemia H1N1 sta iniziando ad accelerare creando disturbo. Riceviamo relazioni dai sistemi sanitari in difficoltà di alcuni paesi dell’emisfero sud. Abbiamo una piccola opportunità di aiutare i paesi poveri ad accedere a ciò di cui hanno bisogno per affrontare il virus. E’ necessario che i leader del G8 si impegnino ad aiutare questi paesi, il che potrebbe richiedere un impegno almeno di $ 1 miliardo degli Stati Uniti .

L’Aquila, 9 luglio 2009

patrizia Energia

La Riserva dei Delfini di Lussino, Croazia

20 luglio 2009
Nikolina Rako,la giovane ricercatrice che dirige il Centro di Educazione Ambientale di Lussingrande.
Nikolina Rako,la giovane ricercatrice che dirige il Centro di Educazione Ambientale di Lussingrande.

Il 18 luglio, nella trasmissione “Sereno Variabile” di Rai 2, Osvaldo Bevilacqua, ha mandato in onda un servizio sull’isola di Lussino, con la partecipazione di Nikolina, qui di seguito ulteriori informazioni sull’argomento.

I tursiopi del Quarnero (NE del mare Adriatico), unica popolazione residente in acque croate, vivono in un’area a crescente impatto umano, causato dalla pesca su piccola scala- con conseguente diminuzione del pesce disponibile- e dal turismo nautico, particolarmente negativo nei pressi delle cosiddette “autostrade del mare” e dei depositi costieri di carburante.

Negli ultimi anni è stato raggiunto il livello di guardia soprattutto per le imbarcazioni a motore che incrociano nell’area e che crescono di anno in anno: nel 2007 a Nerezine, nel nord dell’isola di Lussino, è stato inaugurato un altro porto turistico con una capienza di 400 posti barca. Dai dati rilevati dal 1995 al 2008 si ritiene che la popolazione di tursiopi della zona sia diminuita del 39% per cui il rischio di estinzione secondo i criteri dell’UICN è alto.
Nella sede del Centro di Educazione Ambientale di Lussingrande,a pochi metri dal pittoresco porticciolo di origine veneziana, incontriamo Nikolina Rako,la giovane ricercatrice che dirige le attività di ricerca e protezione ambientale e che,in un ottimo italiano, ci illustra le attività del Centro e dell’associazione Blue World.

Dal 1993 sull’Isola di Lussino (Croazia) si celebra in agosto il Giorno del Delfino per chiedere l’istituzione di una Riserva Zoologica Speciale, di un’area cioè a stretto regime di protezione. La Riserva dei delfini di Lussino dovrebbe rappresentare la più grande area marina protetta dell’ Adriatico conuna superficie di circa 526 chilometri quadrati, dedicata in modo particolare alla protezione di una popolazione di tursiopi.L’area protetta si trova tra le isole di Cherso e Lussino e le isolette di Cutin, Trstenik, Oruda, Orjulee la costa orientale dell’isola di Ilovik.

Sono questi gli obiettivi dell’ ONG Blue World Institute (BW) che sviluppa attività di ricerca scientifica e progetti di conservazione, e promuove l’educazione ambientale nell’arcipelago di Cherso e Lussino,in collaborazione dell’Istituto di Stato per la Protezione della Natura e del Museo croato di Scienze Naturali.

Recentemente Blue World si è occupata di definire i fattori critici che hanno influenzato la presenza dei tursiopi nell’area negli ultimi 12 anni e di valutare l’impatto socio-economico a livello locale della creazione di un’area protetta. La popolazione di tursiopi dell’arcipelago ha subito negli ultimi 15 anni una diminuzione del 40% ed oggi solo un centinaio di delfini frequentano l ‘area. Questi studi sono contenuti in due tesi di dottorato condotte in collaborazione con la Sea Mammal Research Unit dell’Università di St Andrews (Gran Bretagna), con l’University College London (Gran Bretagna) e Tethys (Italia).

Oltre ai tursiopi (Tursiops truncatus), l’area protetta faciliterà la conservazione di numerose specie di flora e di fauna in pericolo d’estinzione o protette e dei loro habitat; per esempio, siti di svernamento della tartaruga comune (Caretta caretta), praterie di Posidonia (Posidonia oceanica), aggregazioni di coralli e siti di nidificazione dei cormorani (Phalacrocorax aristotelis). L’area conta anche 152 specie di flora marina, 303 specie d’invertebrati marini (7 rigidamente protette e 9 protette) e 112 specie di pesci (19 dei quali in pericolo d’estinzione). E’ anche nota per i suoi importanti siti archeologici marini, in particolare quello dove è stato rinvenuto una antica statua di bronzo, l’Apoxymenos, l’ atleta che si pulisce dopo la gara,datato 50-40 a.C. copia (romana ?) di un originale greco del 360 a.C..

Per maggiori informazioni, potete visitare il sito www.blue-world.org.

patrizia Energia

Modelli matematici e clima

10 luglio 2009

climatechangeIl G8 e poi G20 hanno ieri concordato sul fatto che l’aumento globale della temperatura della terra può preludere situazioni catastrofiche e che quindi bisogna agire nel senso di ridurre le emissioni di CO2. Gli scienziati che elaborano previsioni di lungo termine fanno uso di modelli matematici. Oggi in tutte le discipline l’uso di modelli matematici è molto diffuso. Si tratta di riprodurre, attraverso un insieme di equazioni, il comportamento di un qualsivoglia sistema. L’uso dei modelli matematici è molto antico: basti pensare al modello tolemaico per la descrizione del moto del sole e dei pianeti in cielo. Si usano modelli matematici in fisica, chimica, biologia, economia, medicina, genetica, ingegneria, metereologia e in numerose altre discipline. In generale la complessità dei modelli è tale da richiedere l’uso di computer per la loro soluzione.
Lo scopo è sempre lo stesso e duplice: da un lato predire il comportamento futuro di un sistema date certe condizioni iniziali, dall’altro studiare il comportamento del sistema in condizioni diverse per identificare i parametri progettuali migliori (supporto alle decisioni, dss). Invece di sperimentare tante soluzioni alternative e identificare la migliore, si tende a “simulare” il comportamento di un sistema (analisi di scenari) con diverse combinazioni dei parametri progettuali, ottenendo rapidamente le risposte desiderate in tempi brevi, senza dovere sempre ricorrere alla costruzione di costosi prototipi. Per queste caratteristiche la simulazione, cioè lo studio di un sistema a partire da un modello matematico è considerata la terza via della conoscenza (in silico), dopo l’osservazione (in vivo) e l’esperimento (in vitro). Prosegui la lettura…

giorgio Sostenibile

Informazioni ed emozioni in un rapporto inversamente proporzionale

29 giugno 2009

emozioni1La velocità delle comunicazioni da un lato aumenta la conoscenza quantitativa di persone o cose, ma dall’altro, oltre un certo limite, porta ad un minore approfondimento sul piano emotivo.
Come dimostrato sperimentalmente, infatti il soggetto è un unico centro di elaborazione e di sintesi delle esperienze e l’energia emotiva a sua disposizione, dovendo distribuirsi su ognuna di esse, consentirà un grado di approfondamento inversamente proporzionale al loro numero ed al tempo che egli può dedicarvi.
Per cui, come sostiene Roberto Paolo Imperiali, con la riduzione del tempo disponibile per ogni relazione, sia con le persone che con le cose, e all’aumentare del numero degli stimoli, i sentimenti ed il legame affettivo tendono a diventare meno intensi.
È chiaro che in un mondo dove le conseguenze di azioni locali si ripercuotono a livello globale, le informazioni sono neccessarie per difendere il nostro modo di vivere, ma è altrettanto chiaro che questa è una neccessità e non un motivo di benessere.

claudia_g Territorio